Open Data tra ebook e giornali come database, DBPedia Mobile e Citizen DAN
Pubblicato il | agosto 7, 2010 | 5 Commenti
Un post veloce per riprendere un po’ di materiale visto negli ultimi giorni in Rete, che merita una citazione per una rilettura doverosa, magari sotto l’ombrellone, in attesa di un autunno denso denso di progetti ed iniziative .)
Parto da un ottimo video segnalato da Gigi Cogo sugli Open Data applicati alla mobilità:
A Case for Open Data in Transit from Streetfilms on Vimeo.
Si continua con un post di sintesi utile a far capire le direzioni del Web of Data almeno a livello potenziale, scritto da Alberto d’Ottavi sul futuro del libro e dei giornali, definendoli “giornali come database”:
-> Ebook, Una Festa + Le API del New York Times: I Giornali Sono Database
Un’ evoluzione quella delle API del New York Times partita da lontano, dal 2009 in effetti come da video sottostante, e comunque posteriore a quella del Guardian, passata anche da questo step del 13 gennaio 2010:
New York Times Announcement at SemTech 2009 from Semantic Universe on Vimeo.
E’ comunque doveroso integrare la relativa discussione su FriendFeed:
-> http://friendfeed.com/dottavi/6f7ef36f/ebook-una-festa-le-api-del-new-york-times-i
In questa discussione è tornato di prepotenza il tema DBPedia, sul quale inviterei a riflettere collegandoci al tema dell’estate, i social network geolocalizzati come FourSquare o Gowalla…
Ben prima della loro ribalta ed in maniera assai più aperta esisteva ed esiste in effetti DBPedia Mobile, che pero’ non aveva aspetti di incentivo social o ludici, ma forse era troppo presto anche per il discorso mobile ed il relativo tasso di diffusione ( aprile 2008 ):
Tags: 2010 > citizen dan > civic hacking > data journalism > economia degli open data > foursquare > geolocalizzazione > gigi cogo > gowalla > linked data > new york times linked data > open data > open street map > Semantic Web > sergio maistrello > titti cimmino > trends > web of data
Google, Freebase: il tipping point del Semantic Web? Il Linked Data è arrivato
Pubblicato il | luglio 22, 2010 | Nessun Comment
Come anticipato dall’ultimo post della settimana scorsa, anche in Italia ha iniziato ad arrivare l’onda lunga di questa news relativa a Google ed a Freebase: mi sarei aspettato però una più nutrita eco della vicenda. Il potenziale è davvero incalcolabile, o come dice una famosa pubblicità, è senza prezzo.
Grazie a Memesphere, si traccia un po’ la discussione che emerge a livello di blog che citano il post di Google ufficiale:
-> Deeper understanding with Metaweb
Mentre anche via Blog Babel altre fonti si possono scovare:
-> Tag Metaweb via blogBabel
Il primo incipit da citare è quello di Marco Varone, dei Nova100, che chiude il suo post con questo condivisibile auspicio:
Anche se probabilmente l’acquisizione è stata accelerata per sottrarla ad altri concorrenti che parevano interessati (almeno così indicano le voci di corridoio e il fatto che Metaweb abbia un accordo con Bing), questo tocco di Semantic Web potrà essere un ulteriore contributo alla causa della semantica e l’ennesima dimostrazione che, pur tra difficoltà, passi falsi e successi, la direzione obbligata per tutti è quella. Serve dare più conoscenza ai sistemi automatici, serve dar loro la possibilità di “capire” quello che c’è scritto, serve in sostanza lavorare a livello semantico del testo e non più solo a keyword.
Una medesima conclusione raggiunta, attraverso ottimi riferimenti tecnici, anche da Claudio Cicali, che cito doverosamente:
-> Google acquisisce Metaweb e Freebase. Dunque?
È dunque questo il famoso web semantico? No, affatto. Freebase è solo un maestoso strumento che mi può aiutare a fare applicazioni e siti che – loro sì – potranno creare il web semantico. Il fatto che all’interno dell’entità relativa a Tom Hanks sia presente la sua pagina di Wikipedia e il suo account Twitter non serve a niente, se non ho qualcosa che mi esponga in superficie questa informazione e, soprattutto, la metta in correlazione con altre informazioni (magari di tipo diverso). Fare browsing all’interno della base dati di Freebase è un po’ come fare browsing nel CD di Encarta (passatemi il paragone ai limiti dell’offensivo).
Ci vuole dunque qualcuno che prenda questa informazioni e ci faccia qualcosa di utile.
Questo è il mestiere di Metaweb.
[...]
Poi sappiamo tutti, ormai è lampante, che con la quantità e la tipologia di fonti di informazioni che ci sono oggi, la semplice ricerca testuale non basta più. Occorre investire in strumenti semantici, davvero, che capiscano il contesto e che magari si adattino al mio personale pattern di ricerca. Chissà.L’importante, ma questo è stato apertamente dichiarato, è che Freebase rimanga free.
Questo però è solo l’inizio del quadro. ( alcune cose dette da claudio in realtà sono incomplete: il Linked Data e il Semantic Web è già presente oggi, solo non ancora in maniera chiara per l’utente finale ).
Meritano una lettura anche i post del Tagliaerbe e quello di Giovanni Calia:
-> Il Tipping Point del Web Semantico
Giovanni cita un ottimo riferimento del MIT, utile per dare un contesto ancor più allargato:
From a technological perspective, the recent developments around RDFa, a simpler version of RDF which allows users to add metadata to their content, will further accelerate the growth of the Semantic Web. Drupal 7, one of the biggest open source content management systems used on hundreds of thousands of websites, comes with major RDFa functionality. The latest HTML5 draft has RDFa support in it. Facebook’s Open Graph protocol is based on RDFa. Google Rich Snippets support RDFa. According to a recent GigaOM report, Twitter Annotations are looking to use it.
[...]
But what about exploiting the power of the semantic web by pulling in data from different sources, the premise of linked data? Thomas Tague, VP Platform Strategy at Thomson Reuters and in charge of the OpenCalais project, a free service to analyze and extract concepts from user-submitted texts or web sources, told me about the exciting opportunities he sees at the intersection of highly trusted monetized content and free web content. He says that “people are not going to make $100 million bets based on blog postings. But that blog posting may be an outlier, may be an initial indicator, maybe about a layoff at a factory or something like that, that the user can now immediately link back to Thomson Reuters data and gain insight and take action.” While Tague certainly shares the enthusiasm for the growth of semantic technologies and adoption of standards by industry participants, utilization of linked data remains low in his view. Therefore, his short-term outlook with respect to utilization of the linked data cloud, remains rather cautious: “There is a lot of talk about it, but with respect to our linked-data company information, people aren’t picking it up yet very much.”So what can we expect in the near future? Jamie Taylor tells me that he thinks “the idea that you can aggregate is something very novel: all of a sudden my data is not limited to my data silo.” He distinguishes two types of data: core data, which must be managed by the organization to drive the core business, and context data–such as geo data. He believes that what “semantic technologies allow is in some sense to outsource [context data] to the community for maintenance.”
Questo a mio avviso è il fulcro della vicenda: l’idea che ci sia un commons di dati, quella cloud chiamata Linked Data a disposizione degli sviluppatori per arricchire la User Experience di tutte le applicazioni ed i servizi Web che andiamo a creare disorienta come quando si doveva capire a cosa potesse servire il Web delle pagine. E’ il medesimo salto nell’approcciare un mezzo che non finisce mai di stupirci, come accennavo anche nella presentazione sull’economia degli Open Data in effetti.
-> Economia ed Open Data al VeneziaCamp 2010, ospite di Ecosistema 2.0
Abbiamo un database globale a disposizione: cosa mai ci potremmo fare?
Tags: Apple Inc. > data journalism > Evri > Facebook Inc > Facebook stream > factcheck > giornalismo > Giovanni Calia > Google Inc. > Huffington Post > Italy > linked data > linkeddata > marco varone > mit > Nova Spivack > open data > Open Graph protocol > RDF > rdfa > semantic technologies > Semantic Web > Semantic Web algorithms > sergio maistrello > twitter annotations > Twitter Inc > web of data > Web progress
Il Web e il Semantic Web iniziano a fondersi: è il Web che evolve. Google acquisisce Metaweb e Freebase
Pubblicato il | luglio 17, 2010 | 5 Commenti
E’ sabato, devo fare tante cose, ma questa merita 10 minuti per stendere un post, breve ma incisivo.
Una notizia storica, dai contorni poco definiti negli effetti per il Mercato, ma con un potenziale dirompente.
Un po’ come l’adozione degli standard del Semantic Web da parte di Facebook con l’ OpenGraph Protocol, e l’adozione di RDFa che è divenuta mainstream a livello di rich snippets, adesso si aprono scenari davvero intriganti.
Google ha acquisito Metaweb, società che gestisce tra le altre cose Freebase giusto per dare l’idea:
-> Tweet dell’acquisizione da parte di Google di Metaweb
Today we’ve acquired Metaweb. Working together we want to improve search, make web more meaningful. Details: http://bit.ly/dzrXmu
Alcuni della comunità del Semantic Web hanno scritto, e Tim O’Reilly in persona ha scritto:
RT @timoreilly: Google buys Metaweb. http://bit.ly/bnFEIP Important step in convergence of semweb and web 2.0 thinking. I like it.
La notizia mi è arrivata stanotte attraverso la mailing list del W3C dedicata al Semantic Web e al Linked Data.
Ma anche attraverso Twitter vale la pena di guardare un attimo:
-> Ricerca di metaweb all’interno di Twitter
Anche Luca Conti ha rilanciato la cosa ed i primi italiani stanno iniziando a rilanciarla.
Ormai la strada è imboccata: adesso bisogna comprenderne i confini.
A casa di Google il post merita una lettura:
-> Deeper understanding with Metaweb
Ne prendo alcuni stralci:
Over time we’ve improved search by deepening our understanding of queries and web pages. The web isn’t merely words—it’s information about things in the real world, and understanding the relationships between real-world entities can help us deliver relevant information more quickly. Today, we’ve acquired Metaweb, a company that maintains an open database of things in the world. Working together we want to improve search and make the web richer and more meaningful for everyone.
With efforts like rich snippets and the search answers feature, we’re just beginning to apply our understanding of the web to make search better. Type [barack obama birthday] in the search box and see the answer right at the top of the page. Or search for [events in San Jose] and see a list of specific events and dates. We can offer this kind of experience because we understand facts about real people and real events out in the world. But what about [colleges on the west coast with tuition under $30,000] or [actors over 40 who have won at least one oscar]? These are hard questions, and we’ve acquired Metaweb because we believe working together we’ll be able to provide better answers.
Finalmente anche Google lascia definitivamente il concetto di pagine e di parole, delle care keywords, ed inizia a parlare di informazioni relative alle cose del mondo reale. E’ il Web my dear .)
Una chiusa finale: le persone chiave che lavoravano all’interno del gruppo del MIT a cui sono tanto affezionato, il gruppo SIMILE che ha rilasciato il framework Exhibit per gli open data e la loro visualizzazione, sono passate a Freebase da un anno abbondante o anche più. Adesso sono di fatto in Google.
Il potenziale diventa astronomico.
Questo post potrebbe farvi capire qualcosa ( già citato a casa di Gigi Cogo sul tema economia degli open data ):
-> Freebase Gridworks, Data-Journalism and Open Data Network Effects
Queste persone sono ora passate a Google, di fatto, con strumenti di questo tipo:
Freebase Gridworks 1.0 Overview from David Huynh on Vimeo.
Il Web diventa semantico, si dota di significato e passa dalle pagine ai dati: e l’evoluzione del Web in senso lato è l’unica cosa che emergerà alla fine. Non più 2.0, non più 3.0: il Web al suo massimo potenziale, e niente più divisioni nette tra Web e Semantic Web.
La divisione sarà nella persona che avrà consapevolezza di quello che potrà fare con il Web, ma il mezzo ormai avrà un solo nome
E questa cosa è culturale, non tecnologica.
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