Non so voi, ma Faletti e’ un personaggio che mi e’ sempre piaciuto, e ho letto tutti e due i suoi libri… per puro caso in effetti…
Con la nuova campagna contro la pirateria pero’ ha perso dei punti preziosi di credibilita’…

Ho letto una sua intervista a tal proposito che definire esilarante e tragico-comica e’ dire poco… diciamo che si e’ avvicinato alla mitica faccenda del Panerai di qualche anno fa…

-> Faletti: «La mia faccia gratis per combattere la pirateria»

E’ ovvio che non si puo’ pretendere che possa conoscere in modo dettagliato l’open source e le nuove tecnologie, ma essendo uno scrittore capire e informarsi sulle nuove tendenze sia sociali che legislative rispetto non e’ chedere troppo,no?

L’affermazione piu’ ottusa e ignorante, nel senso che si ignora lo stato delle cose e si preferisce chiudersi a riccio nella consuetudine ( cosa arcinota quando ci sono grossi cambiamenti ) e’ questa:

Ma sa che attorno al tema dei diritti in quest’era digitale c’è un gran dibattito, perchè Internet sta cambiando tutte le regole del gioco?
«Non sono un tecnico, ma so che Internet è una rivoluzione».

Esiste un nuovo sistema di copyright che si chiama Creative Commons e che riserva solo “alcuni” diritti, non tutti, by-passando gli intermediari e mettendo in contatto direttamente gli autori con il loro pubblico. Lo conosce?
«No, ma ammetto che il controllo con Internet è scappato di mano e alla fonte qualcuno deve fare “mea culpa”».

Per esempio chi?

«Le radio private, che hanno creato le loro etichette e tengono in ostaggio le altre case discografiche. Poi i produttori di masterizzatori, che mettono in commercio i sistemi per copiare la musica. Così facendo la distruggono, presto non ci sarà più niente da masterizzare».

Oliviero Toscani dice che il copyright andrebbe abolito, che basterebbe farsi pagare bene la prima volta e poi la cultura va regalata al pubblico. E c’è tutta una comunità di intellettuali che crede nel modello di business del cosiddetto “open source” per i contenuti digitali.
«Io invece penso che l’open source sia il sistema migliore per precipitare nella barbarie.
Certe cose vengono fatte perchè esiste un’industria che le produce e investe senza un ritorno economico. Senza un editore, Hemingway non sarebbe stato scoperto».

Mi piace l’esempio di Hemingway: in effetti in quel contesto storico puo’ essere vero: ma pensiamo all’oggi…

Se uno sconosciuto pubblica qualche suo lavoro sul suo sito e magari tramite i blogs cerca di farsi conoscere, se il lavoro e’ di qualita’ sono gli utenti stessi che ne decreteranno il successo e quindi l’interessamento di qualche soggetto ( editore o altro ) che lo porti a lavorare del suo talento…

Questo almeno potenzialmente e’ possibile, ma crea due conseguenze:

  • toglie potere agli intermediari, alle case discografiche, agli editori e da maggiore potere in mano ai consumatori
  • avvicina gli autori al mondo dei suoi utenti, creando interazioni difficilmente prevedibili

E qui si potrebbe parlarne per ore della questione…

Tornando all’articolo, anche Massimo Mantellini ne parla, evidenziando l’effetto esilarante che questa visione di cose sconosciute crea nel lettore… una dimostrazione che certo non aiuta Faletti…

Minchia, signor tenente…

Riferimenti:

-> Faletti: «La mia faccia gratis per combattere la pirateria»
-> Stanne fuori
-> Faletti e l’open source
-> Panerai, penne rubate all’agricoltura