Purtroppo non ho il tempo per commentare tutto, ma vi assicuro che e’ quantomeno interessante dare uno sguardo ai links qui sotto, per capire quanto e’ veloce non vedere le notizie giuste sparse nel mare magnum della pseudo-informazione di tutti i giorni…

Volevo spendere due parole pero’ per l’introduzione nemmeno tanto velata in America della biometria in un ambiente per le masse: i parchi di divertimento della Disney
Una cosa che ha creato qualche reazione, ma nemmeno troppa direi io…

I vertici del Disney World Resort di Orlando hanno infatti imposto una procedura per il rilevamento di impronte digitali a chiunque acquisti un biglietto giornaliero per il famosissimo parco tematico: una novità sicuramente non inattesa, visto che un sistema d’identificazione del tutto identico era già da tempo una routine per i possessori di abbonamenti stagionali.

Il funzionamento del cosiddetto biometric ticket tag è semplice e consiste in un rilevatore automatico che registra le impronte digitali dei visitatori, associandole univocamente ad un codice numerico.
Una volta registrate all’interno di un apposito database, le impronte di indice e medio permettono di accedere a qualsiasi attrazione all’interno del parco semplicemente toccando uno scanner.

L’American Civil Liberties Union, associazione per la tutela dei diritti civili, ha immediatamente acceso le polemiche: “Gli americani stanno completamente abbandonando il diritto alla privacy“, sostengono i portavoce della ACLU - che si domandano quale vantaggio possa veramente dare questo nuovo sistema. “I dati sensibili finiscono registrati all’interno di un gigantesco database e non viene garantita alcuna sicurezza“, sostiene Larry Spalding della ACLU.

Passando ad altro invece consideriamo quello che fanno gli inglesi, che in massa in nome della privacy non vogliono una carta d’identita’ biometrica… questo almeno prima degli ultimi attentati purtroppo…

Al grido di “una carta di identità non fermerà i terroristi” o di “è solo una spesa per i contribuenti”, i promotori della campagna sono riusciti a far leva sul diffuso scetticismo degli inglesi sui meriti che potrebbe avere l’adozione dei passaporti biometrici: sebbene si parli di carte di identità da tempo, infatti, proprio l’accelerazione dell’amministrazione Blair per l’adozione di passaporti che possano contemplare, oltre alla fotografia, anche altri dati biometrici (come le impronte digitali) ha sollevato moltissime perplessità.

Se in Italia l’intera questione della privacy assai di rado viene percepita come un’urgenza dall’opinione pubblica, che secondo recenti sondaggi pubblicati dal Corriere della Sera non disdegnerebbe un controllo persino sui contenuti delle email, oltremanica gli obiettivi del Governo trovano una fiera opposizione.

Ora vorrei concentrarmi sul fatto che qui in effetti riteniamo molto importante che so’ il calcio o il Grande Fratello o il gossip sulla velina di turno mentre per queste cose proprio ce ne freghiamo.. ma che bello,no?

E non credo sia perche’ crediamo e ci fidiamo ciecamente delle istituzioni, anzi…

Altra notizia passata in sordina, quella della presenza di Palladium nei server

Tra le applicazioni che nel prossimo futuro potrebbero supportare la nuova specifica del TCG vi sono quelle per la gestione degli asset e delle configurazioni, la migrazione e il backup dei dati, la gestione dei documenti, le transazioni finanziarie, il controllo degli accessi alla rete, l’auditing e la sicurezza generica. Per mezzo di alcune policy, i server conformi allo standard del TCG potranno eseguire certe transazioni o accedere a certi dati solo dopo aver fornito credenziali valide e dimostrato la loro integrità.

Va detto che la piattaforma del TCG viene criticata da buona parte della comunità open source e del mondo accademico: l’accusa più frequente è che imponga agli utenti eccessive restrizioni nell’uso del computer.
Nella sua implementazione integrale, la tecnologia TPM costringe infatti gli utenti a far girare esclusivamente applicazioni firmate digitalmente e contenuti, come musica e video, accompagnati da un certificato digitale valido: un po’ quello che oggi accade - crack a parte - con le console da gioco.
Se a ciò si aggiunge l’identificazione univoca di ogni computer, è facile comprendere perché le piattaforme di trusted computing contino assai pochi estimatori al di fuori dell’industria.

Riferimenti:

-> Bruxelles: ok all’intercettazione di massa
-> http://eclectech.co.uk/clarkeidcards.php - Filmato simpatico in Flash sulla vicenda
-> Un Palladium per i server
-> Un’impronta per entrare a Disney World
-> Niente card, siamo inglesi