In questi giorni ho preso un libercolo molto interessante edito da Editori Riuniti con questo titolo:
-> “La televisione oltre la televisione“ di Renato Parascandolo

Ho trovato tematiche che avevo gia’ visto ma qui spiegate con dovizia di particolari, soprattutto in tema di opinione pubblica… che prima di andare in ferie avevo consigliato di guardare:

-> Per una nuova opinione pubblica
-> Che cosa pubblica la nuova opinione pubblica?

In realta’ ho solo iniziato a leggerlo e una sua recensione verra’ fatta piu’ avanti magari, ma un capitolo che mi ha subito colpito e’ disponibile on-line [ e’ una sintesi e mancano alcuni brani anche significativi ] :
-> Opinione pubblica e opinione di massa

Vi sono alcune parti particolarmente chiarificatrici e lucide che vorrei condividere:

La sfera dell’opinione pubblica si costituisce in Europa nella seconda metà del XVII secolo. Una borghesia sostanzialmente priva di potere politico, ma in forte ascesa nella società civile, rivendica il controllo sulle decisioni dei sovrani e dei governanti.
[…]
Quest’opinione pubblica predilige l’argomentazione razionale: le critiche più aspre e le invettive più sanguinose sono, sempre e comunque, il frutto di un ragionamento.
Facciamo un salto in avanti di oltre due secoli.
L’invenzione della radio provoca una rivoluzione nella sfera della pubblica opinione.
Tutti i cittadini possono virtualmente esprimere e rendere pubbliche le loro idee, qualunque sia la loro classe d’appartenenza, che sappiano o no leggere e scrivere. Per converso i proclami dei governanti possono ormai scavalcare la sfera circoscritta, e sovente critica, dell’opinione pubblica tradizionale che legge i giornali e li commenta negli spazi della sfera pubblica e della vita associativa, per giungere direttamente nella dimensione privata di una massa di persone atomizzate che, secondo le circostanze e le convenienze, prende il nome di popolo, pubblico o utenti.
Il trionfo della televisione commerciale consacrerà e consoliderà questa metamorfosi della figura del cittadino nella categoria di “gente”.
Quest’agglomerato di persone, entro cui si forma quella che, d’ora in poi, chiameremo “opinione di massa”, nasce nei primi decenni del XX secolo, con l’avvento della radio.
Il fenomeno è rilevato in vario modo da autorevoli uomini di scienza e di cultura (J. Ortega y Gasset, W. Reich, E. Canetti ecc.), ma il mondo politico non sembra comprenderlo in tutta la sua complessità.
Nel migliore dei casi si contenta di far eco alle profezie di Orwell, che nel suo romanzo, 1984, descrive suggestivamente una società di massa futuribile, controllata scientificamente dall’onnipresente “Grande Fratello”.

Secondo una convinzione diffusa, la radio e la televisione si sarebbero limitate ad allargare la cerchia dell’opinione pubblica, e l’opinione di massa, lungi dal rappresentare una categoria sociologica a sé, non sarebbe altro che il risultato di questa espansione.

In questo quadro in effetti sembra uscire una visione certamente unificata dell’opinione pubblica…ma a pelle c’e’ una grossa differenza, che oggi ahime’ non viene piu’ spiegata… chiaramente…

Ma se la sfera dell’opinione pubblica è quella che abbiamo descritta dianzi – una borghesia illuminata, colta e raziocinante, raccolta intorno ai giornali, ai libri e alle riviste – ha senso pensare che ne facciano parte anche quei milioni di persone che hanno una relazione con il mondo esclusivamente tramite la televisione, cioè quello che comunemente è definito: il “popolo della televisione”?
Non vi è piuttosto uno scarto, una cesura sostanziale fra l’opinione pubblica e l’opinione di massa, non foss’altro che per l’ordine di grandezza? E a questo scarto quantitativo, non corrisponde un salto qualitativo?

In effetti questo scarto e’ sempre piu’ visibile da quando cioe’ non abbiamo la possibilita’ di avere una televisione di qualita’ grazie anche alla mancanza di competivita’ nel nostro mercato per ovvi motivi…

L’opinione pubblica predilige, come abbiamo visto, l’argomentazione razionale, mentre l’opinione di massa si alimenta della suggestione, della demagogia, dell’esteriorità, della visceralità; in una parola, dell’irrazionalità.
Inoltre l’opinione di massa è disgregata; assente dalla sfera pubblica, prigioniera del suo particulare, spesso non è in grado neanche di esprimere istanze corporative e tanto meno di far valere le sue ragioni mobilitandosi.
Essa manifesta la sua esistenza come forza passiva solo nei sondaggi e nei rilevamenti dell’audience, strumenti peraltro manipolabili.
Al contrario, la sfera dell’opinione pubblica, che gravita intorno alla classe media, è organizzata: al posto di comando di questo settore risiedono “poteri forti” che controllano i gangli dell’economia e della finanza, delle istituzioni e della politica, della stampa e dell’editoria, della cultura e della scienza.
Volendo ricorrere a uno slogan potremmo dire che l’opinione pubblica conta mentre l’opinione di massa è contata, dai sondaggi per l’appunto.

Sono affermazioni forti che fanno pensare,no?

E’ chiaro che ne risulta una semplificazione ma a mio parere in un paese dove pochi si scandalizzano per quello che ormai la tivu’ offre e continua ad offrire, dove i quotidiani sono in crollo e i libri letti a persona sono una quantita’ irrisoria… non credo che questa analisi stia sbagliando poi tanto,no?

La formazione dell’opinione di massa richiede altre doti: non il rigore argomentativo, ma una forte personalità, non l’amore disinteressato per il vero, ma una volontà di seduzione, non la coerenza, ma l’illusione e la fuga dalle responsabilità.
Chi opera nel campo della pubblicità, conosce bene la distinzione fra questi due mondi e certamente non si affida al ragionamento per propagandare in TV un detersivo o una nuova auto.
Al tempo stesso chi opera con coscienza nel campo della politica sa bene la differenza tra demagogia e democrazia.

L’ultima frase e’ particolarmente interessante,no? :)

Non opinione pubblica ma opinione pubblicata.
Tutti i programmi di azione politica, soprattutto i più ragionevoli e realistici devono fare i conti con un’opinione di massa indirizzata da chi di volta in volta esercita, un sostanziale controllo sulla radio e la televisione. Nella misura in cui i partiti socialisti e democratici hanno fallito nel compito storico di emancipare le masse dall’ignoranza, ribaltando la loro connaturata tendenza ad essere “massa di manovra”, queste hanno svolto un ruolo cruciale in tutte le tragedie politiche che il nostro secolo ha attraversato.
Questa contrapposizione tra suggestione e ragione, populismo e democrazia, conformismo e ricchezza spirituale, incultura e cultura è, al giorno d’oggi, ancora più forte di quella fra destra e sinistra, categorie comunque interne alla sfera razionale della politica e delle “scelte libere e consapevoli”.
Oltretutto, contro l’opinione di massa e i suoi artefici, dovrebbero insorgere proprio i partiti che s’ispirano all’ideologia liberale.
Infatti, il fattore più rilevante della sua ascesa, l’opinione pubblica borghese, è progressivamente privato della sua funzione di controllo democratico, inflazionato, com’è da un’opinione di massa sostanzialmente estranea a categorie quali Stato di diritto, rispetto delle Istituzioni, interesse generale, coscienza civile.

E fin qui si e’ fatta una analisi della situazione: l’autore poi inizia un nuovo capitoletto con questo titolo:

Per la formazione di una nuova opinione pubblica

Non commento perche’ e’ una cosa che potete leggere con calma e con la quale mi trovo totalmente d’accordo…

Considerazioni

In effetti sembra proprio che il mondo della blogosfera, italiana almeno, inizi a rappresentare l’opinione pubblica e non quella di massa; cioe’ tutte quelle persone che hanno una conoscenza abbastanza approfondita delle cose che usano e almeno cercano di informarsi e costruirsi un senso critico anche beneficiando della tecnologia che abbiamo a disposizione.

E’ interessante notare che in definitiva anche Mantellini stesso sia andato nella medesima direzione, con meno rigore ma e’ pur sempre quella l’impressione che anch’io nel mio piccolo condivido…

Uno spazio “colto” per la comunicazione sociale non può esistere nella TV commerciale. D’altra parte le televisioni pubbliche, una caratteristica del Welfare europeo, che pure avrebbero potuto – e potrebbero (dovrebbero!) – contrastare questa passività omologante, stentano a contenere le degenerazioni insite in quel modello sempre più dominante.
Ma anche istituzioni solide e secolari come le università, le chiese, le accademie e i partiti, essenziali per la formazione delle classi dirigenti dell’Occidente, hanno a poco a poco capitolato. L’ha detto la Tv vale più di ciò che dice il prete o il professore, a meno che non lo dicano in televisione.

E quindi interviene di diritto Internet in questo paese semi-libero ad iniziare a far sentire la democrazia e a rendere palese la demagogia ormai onnipresente…

Chiudo con questo augurio…

Internet rappresenta, quanto meno, una speranza e un’occasione per ripristinare, su scala planetaria, uno spazio pubblico di comunicazione per la cultura, le scienze, l’arte e la politica

Ovviamente con tutti i suoi difetti, e’ chiaro ma le potenzialita’ ci sono…e i blogs possono dimostrarlo…

E si parte dall’esprimere le proprie opinioni sullo stato delle cose, su come si possa migliorare e non serve essere informati su tutto: e’ il collegamento tra le persone e la blogosfera stessa che vince sull’ignoranza individuale… anche qui c’e’ l’effetto network :)

Riferimenti:

-> La televisione oltre la televisione di Renato Parascandolo
-> Le mie letture per l’estate
-> Per una nuova opinione pubblica
-> Che cosa pubblica la nuova opinione pubblica?
-> Riflessioni sulla blogosphera…