[ editoriale per VoIT ]

Questa e’ una piccola analisi e un riassunto di un’iniziativa presentata la settimana scorsa, detta blogoposium1, che ho deciso di raccontare.

Vista la lunghezza del post ho fatto una versione stampabile in PDF, usando OpenOffice2 nella release candidate di questi giorni, che tra l’altro ho trovato ottimo e del quale parlero’ un’altra volta magari…

-> Web2 e blogoposium PDF [ 150 KB ]

WEB2.0 E BLOGOPOSIUM1 :

discussioni on line sul futuro e sul presente del Web

Premessa

Questo editoriale vuole essere un piccolo spunto per iniziare a vedere cosa accade nella Rete e alla Rete in un periodo di attivita’ frenetica e di iniziative di singoli creativi che grazie alle loro idee stanno cambiando profondamente la Rete e il nostro modo di utilizzarla.

Il tema e’ capire il Web2.0 cosa possa essere senza entrare nei dettagli tecnici delle singole tecnologie e allo stesso tempo fare il punto su una specie di web dialogo tenuto la settimana scorsa usando tecnologie proprie del Web2.0.

Ovviamente le fonti e le migliori opportunita’ per approfondire la questione le trovate nella Rete stessa, e anzi riuscire a sintetizzare tutte le idee che al momento stanno circolando al riguardo sarebbe presuntuoso e umanamente impossibile, cosi ci aiuteranno alcuni strumenti che forse non tutti conoscono e che sono la base dell’iniziativa blogoposium che andremo a vedere successivamente.

TECHNORATI e BLOGOSFERA:

La blogosfera e’ in pratica la dimensione di tutti i blog che sono in Rete, che vengono raccolti e catagolizzati in maniera diversa e maggiormente performante da un motore di ricerca o aggregatore detto Technorati.
In realta’ la dimensione nuova dei blogs nella Rete e’ che il contenuto viene aggiornato spesso ed e’ il contenuto stesso a facilitare il salvataggio cronologico dello stesso: in pratica oltre alla ricerca alfabetica o per corrispondenza di parole, abbiamo una sequenza temporale dei risultati ben definita.

TRACKBACK e PERMALINK e RSS

Queste sono tre caratteristiche tecniche legate al mondo dei blogs, che dovrebbero avere tutte le piattaforme che gestiscono i blogs ( o almeno sarebbe meglio ).
Partiamo dal Permalink: come dice il nome stesso e’ un modo di IDENTIFICARE un dato articolo o post in modo univoco nella Rete tramite un URL univoca.

Il Trackback invece e’ un meccanismo stupefacente e utilissimo: quando noi richiamiamo un post o un articolo di un altro blog, sul blog che citiamo appare automaticamente come commento parte del nostro articolo, in modo da creare un link e una segnalazione a chi voglia approfondire la discussione.

RSS e’ un acronimo molto discusso oggi ed e’ in pratica un modo diverso di distribuire i contenuti e le novita’ del nostro blog secondo un modello simile alla televisione: io sottoscrivo un canale detto feed e senza dover ogni volta andare su quel sito il sistema che legge i canali detto feedreader mi aggiornera’ con gli ultimi articoli pubblicati.

Web 2.0 – definizione principale

Partiamo da una pagina che ritengo fondamentale, quella della definizione di Web2.0 data da Wikipedia – la versione inglese visto che in italiano ancora non e’ presente.

-> Web2.0 definizione inglese

Web 2.0 is a term often applied to a perceived transition of the World Wide Web from a collection of websites to a full-fledged computing platform serving web applications to end users. The proponents of this thinking expect that ultimately Web 2.0 services will replace desktop computing applications for many purposes.

Quindi **con Web2.0 si tende ad identificare una evoluzione del Web che noi intendiamo come statico e fatto di pagine HTML ad un Web formato non piu’ da siti ma da applicazioni pronte per essere usate dall’utente finale.

In pratica quindi un Web che potrebbe in qualche modo prendere il posto delle applicazioni sul desktop, almeno in molti ambiti.**

Al di la’ delle tecnologie impiegate e degli acronimi scelti per molti versi questa e’ una definizione che possiamo ritenere molto vicino alla sensibilita’ di tutte le persone coinvolte.

Alcuni pero’ sono scettici sulla capacita’ del Web di diventare una vera e propria piattaforma: vediamo cosa si dice in giro.

Le definizioni e le impressioni raccolte dalla Rete

In realta’ e’ bene ricordare che questo concetto e’ ormai un anno che gira e che cerca casa: crea discussioni a non finire sulle tecnologie usate e sulla metodologia che implica una tale visione del Web.

Infatti perfino nella pagina dedicata in Wikipedia se cliccate sulla voce Discussion potete vedere solo la punta dell’iceberg sulla questione.

In piu’ proprio da oggi si sta svolgendo la conferenza mondiale titolata proprio in questo modo, quindi il tema non e’ certo in via di esaurimento, tutt’altro.

-> O’Reilly’s Web 2.0 Conference in San Francisco from October 5th to October 7th

Quello che voglio fare e’:

  • dare il via a discussioni sulle possibili implicazioni del Web2 in Italia
  • fare il punto di una interessante iniziativa che avevo presentato circa una settimana fa, il blogoposium1 …

-> Web2 e una iniziativa sociale della blogosfera

blogoposium1 : grazie all’invito di un blogger si e’ venuta a creare una discussione collaborativa su uno stesso topic, quindi su un tema prefissato all’interno di un limite di tempo, 3 giorni: dal 28 settembre al 30 settembre.

Il target della discussione tra l’altro stavolta non era il pubblico tecnico, ma la persona qualunque e il manager che vuole iniziare a capire che cosa puo’ fare in pratica da questo nuovo Web.

Tutto infatti e’ nato grazie a questo post di Ken Yarmosh:

-> Our First “Blogoposium” - Communicating the Ideas behind ‘Web 2.0′

Per ora quindi senza concentrarci sulla natura tecnica di cosa sia un blogoposium, cerchiamo di vedere le maggiori definizioni che in questi giorni sono tornate alla ribalta dei bloggers su cosa possa essere il Web2.0 per le persone qualunque e i non addetti ai lavori.

Una delle prime e piu’ lucide analisi dall’inizio del blogoposium e’ questa di Hinchcliffe :

I try to describe Web 2.0 as a term given to a natural emergence of related events, rather than some artificially imposed vision. I think that’s a very true and crucially important aspect of Web 2.0.

It’s now so clear that people are suddenly shifting their attention en masse to the Web for their computing needs. That is, instead of installing and maintaining a bunch of rapidly aging and non-integrated bits onto their personal computers.

People are finding that Web 2.0 places like Flickr, or Voo2do, and especially del.icio.us are terribly useful because they’re always available, whenever they need it, anywhere they go, with their information.

And then there’s the added value factor of putting your information into a highly social place. It becomes much, much more useful. People can leverage it, add value to it with comments, tagging, aggregation, bookmarking it, and so on. Your information, if you want, becomes part of the scene.

And with Web 2.0 apps, you still maintain control of your data. You haven’t lost it at all, you’ve really just put it in context.

Yes, so Web 2.0 is such an engaging, lively, and useful place when compared to computing alone.

Quindi non e’ nulla di imposto dall’alto ma anzi una vera e propria evoluzione che dal basso sta sconvolgendo la Rete per le potenzialita’ che offre: usare applicazioni remote come Flickr o del.icio.us ci semplifica estremamente la vita visto che sono su Internet e quindi sempre accessibili, e allo stesso tempo ci permettono di tornare ad essere padroni dei nostri dati.

In realta’ molti avevano previsto l’uso della Rete come una piattaforma, ma mancava l’infrastruttura di base, cioe’ la banda larga e l’always on che adesso sono una realta’ per molti.

Una certa tecnologia quindi si diffonde per esigenze della comunita’ e solo quando la comunita’ e’ pronta per usarla: bisognerebbe ricordare piu’ spesso questo comportamento.

Tornando alle definizioni un bel post di sintesi di alcune e’ questo:

-> Web 2.0 Elevator Pitch

..but it’s taken until 2005 for broadband and web technology to catch up and reach a ‘tipping point’ - the Web is fast becoming the platform of choice for developers, business, media, public services, and so on…

Oppure ancora sempre da Hinchcliffe:

For most people, the usefulness of studying Web 2.0 lies in realizing the value in the concepts.

We can consciously leverage them already to take better advantage of our daily work on the Web. And for some others it will be a useful set of ideas and practices for building new Web 2.0-friendly places.

If all these Web 2.0 concepts are right, creating places with radical trust, high value participation mechanisms, user control of data, collaboration, and information sharing is a good thing and consciously understanding this will hasten all those good things.

Either way, the conceptual label is useful shorthand and allows the concept itself to evolve underneath it.

Questa in effetti e’ la vera sfida infatti:
creare siti di cui fidarsi, meccanismi di partecipazione a valore aggiunto, controllo dei dati da parte dell’utente e condivisione dell’informazione.

Tornando ad altri esempi sono convinto che forse non tutti sanno una cosa fondamentale: il Web che tutti conoscono e usano, quello dei siti HTML statici e dei siti aziendali vetrina, fermi e interattivi quanto un depliant non sono il Web pensato dal suo fondatore, anzi.

Infatti per quelli che vogliono cercare di capire il Web consiglio l’ottima lettura del libro che ne spiega la nascita e la visione: cosa tra l’altro non certo realizzata ad oggi: “
Weaving the Web”.

In pratica il Web che immagina Tim Berners Lee e’ un Web totalmente interattivo, dove per l’utente scrivere, modificare contenuti e’ facile quanto leggerli: una cosa che con l’arrivo dei blogs e dei wiki possiamo dire in fase di costruzione e miglioramento.
E Wikipedia sarebbe solo utopia senza questi strumenti.

E non sono il solo a vedere in questo fenomeno un vero e proprio ritorno alle origini del Web, a quanto pare:

In many respects, Web 2.0 represents a return to origins of Internet.
The original goal of the pioneers developing and deploying the Internet was to connect researchers and their computers together so that they could more effectively pursue their research in distributed locations. The addition of the World Wide Web in the early 1990’s, despite the best intentions of its key developer, Tim Berners Lee, ended up representing a detour from that original vision. Although there were certainly exceptions, Web 1.0 largely consisted of stand-alone web sites for specialized publishers and vendors seeking to more effectively reach audiences and consumers. It was a broadcast and distribution medium, rather than a creation medium. Web 2.0 changes all that.
While the Web 2.0 definition I propose may lead some people to focus attention on the technologies required to build this emergent platform, I agree with Tim O’Reilly that it is more helpful to describe it as a mindset. Technologies alone can only do so much – they are ultimately only enablers. The real power is in the mindset that will be required to re-shape economic, social and legal frameworks to exploit the full potential of the technology.

Quindi possiamo definirlo un approccio, una metodologia di lavoro ben piu’ ampia che dovrebbe o potrebbe travolgere e rivoluzionare il nostro modo di usare la tecnologia.

Un esempio tra i piu’ importanti e’ in questo contesto Wikipedia: il wiki e’ solo la tecnologia che ha permesso di far nascere un’idea…

E’ poi l’impatto sociale ed etico e soprattutto pratico che sta muovendo Wikipedia, dove la tecnologia e’ tornata ad essere puro mezzo e non semplice fine.

**Come nei primi siti Web: l’importante era esserci.

Era la tecnologia a rendere importante un semplice depliant.**

E non per nulla la bolla speculativa su qualcosa che non era nulla di nuovo e non presentava nuovi servizi alla collettivita’ oltre alla maggiore visibilita’ e’ saltata come sappiamo.

La grande crisi della New Economy ha quindi aperto la strada a questo nuovo modo di concepire ed usare il Web.

C’e un ottimo post di Cristian Vidar dal titolo “The current state of the Web” dove viene spiegata la tecnologia che e’ il fondamento del Web2.0 , ma si dice anche qualcos’altro:

Nobody will tell you what exactly is Web 2.0 maybe because there’s nothing like a 2.0 version of the Web out there.

There are trends and technologies, ways to create data and communicate that are rapidly changing the way people live their online experience.

In realta’ le definizioni interessanti sarebbero ancora molte, ma spero che adesso sia gia’ piu’ chiara una cosa: la Rete e’ sempre al centro di tale visione.
E per chiudere con un post importante scritto da Tim O’Reilly che contiene un’ottima definizione simile alle precedenti, ma che nei commenti al proprio post ha una vera e propria chicca:

**Web 1.0 was about connecting computers and making technology more efficient for computers.

Web 2.0 is about connecting people, and making technology for efficient for people. **

Allo stesso tempo pero’ uno degli ultimi commenti completa questa visione che porta a pensare che il Web2.0 sia per portare i dati a livello umano: questo vale solo per quanto riguarda l’interfaccia e l’usabilita’ del Web.

Infatti per quanto riguarda l’aspetto tecnico e’ vero semmai il contrario: e’ il Web che viene compreso dalle macchine la vera evoluzione e la novita’ di oggi…

Web 1.0 was envisioned entirely as an application that was created and consumed by people.

People hand-wrote web pages to communicate with each other, and the only way to consume a web page was by sitting in front of an interactive application, the web browser.

Web 2.0 grew up precisely through the realization that computer programs could also access the web. Screen scraping was the parent of web services. The whole idea of mashups is that web sites are programmable components.

For that matter, even the static, hand-generated web page has been replaced in many cases by the computer generated database-backed page (except for blogging, and even there augmented by computer mediated content such as trackbacks and blogrolls).

[ … ]

Where Web 2.0 is ending up is far more complex than would be suggested by either proponents of “the data web” or the “people web”.

**In fact, the very essence of Web 2.0 is that we’re making people part of the machine, and the machine part of the people, in new ways, blurring the boundaries between the two.

Harnessing collective intelligence means that users are continually improving the application by their very interaction with it. **

Meanwhile, our communication, our knowledge acquisition, our social network, is increasingly computer mediated.

Questa e’ la verita’ che si nasconde dietro il famigerato Web2.0 :
da un lato fornire un aspetto piu’ umano e piu’ interattivo del Web, dall’altro permettere un rigore e uno standard in modo da rendere il Web sempre piu’ comprensibile alle macchine stesse.

Dietro il marketing c’e’ una verita’ che spero abbiate compreso.

Per avere maggiori fonti dove cercare e approfondire la questione ecco i link via Technorati e via del.icio.us:

Blogoposium: cos’e’

E’ interessante fermarsi a capire le modalita’ con cui e’ stato possibile tracciare e tenere una specie di simposio ufficioso su un argomento molto dibattuto usando strumenti appartenenti all’argomento discusso.

In merito direi di usare queste fonti per quanto sto per dire:

Partiamo come al solito dalla definizione, secondo me molto calzante del termine appena coniato:

blogoposium : a way to codify an informal form that has emerged across blogs for sometime: a shared focus over a certain period of time.

Quindi e’ un modo di identificare una discussione informale che emerge attraverso i blogs per un certo periodo di tempo: un focalizzare qualcosa di comune all’interno di un intervallo temporale ben definito.

La cosa da capire in questo ambito e’ questa: questo e’ quello che si e’ ottenuto usando strumenti che ho gia’ citato all’inizio e che sono disponibili da tempo e’ che si inizia ad imparare ad usarli.

Il fatto che ci sia

  • la possibilita’ di associare delle parole chiave ad un articolo e che tramite Technorati sia possibile tenere traccia di tutti i posts che usino quel medesimo tag e nello stesso tempo usare il servizio di bookmarking sociale del.icio.us come contenitore comune delle risorse da commentare
    e’ notevole direi…

E dal sempre acuto Hinchcliffe un paio di note:

One of the stated advantages of Web 2.0 techniques is that they allow information from all over the Web to be pulled from services and then mixed, mashed, aggregated, and syndicated in interesting and useful ways.

Permette ai dati di scorrere lungo il Web e di essere aggregati e manipolati secondo le nostre esigenze: un bel passo avanti rispetto a quello che accadeva tempo fa.

This is a prime example of the possibilities of Web 2.0: syndication, tagging, aggregation, and participation have made this blogoposium happen entirely using a self-service model, with little needed effort on collation or organizing the contributions, and with all that much more focus on the resulting thing that ultimately matters most: the blogoposium content.

Per quanto riguarda invece l’ultima fonte che avevo segnalato, e’ un modo diverso di far capire cosa possa essere il Web2.0 in base alle parole chiave che sono state associate allo stesso nei giorni del blogoposium…

Una lettura interessante che puo’ far intuire come una applicazione sociale ci possa aiutare e dare risultati insperati…

E in Italia possibile che non succeda nulla?

Adesso vediamo…

La situazione italiana

In Italia questa iniziativa e un po’ tutto il settore e’ in forte crisi e le aziende stentano ancora a capire il Web1 figurarsi questo: ma ci sono sempre persone che fortunatamente si stanno muovendo…

Infatti pur con la nostra lentezza anche qui ci sono forti movimenti dal basso, cioe’ dai protagonisti della Rete e dagli innovatori attuali che sono i bloggers.

Una parte di loro molto attenta a questi temi sta portando avanti una specie di meeting organizzato proprio dal basso, detto UnConf

-> UnConf: innovazione sul web

Non ha senso ripetersi quando qualcuno altro ha esposto benissimo quanto gia’ pensavo quindi vi rimando all’ottimo post di Montemagno:

-> Come rilanciare il web e l’innovazione online in Italia ?

Il problema che vive chi sviluppa - personalmente sono tra questi - è molto semplice: se hai un’idea, un progetto, un’iniziativa online nel 2005 puoi contare solo su te stesso. Fattela a tuo rischio e pericolo (potremmo agiungere contro tutto e contro tutti).

Dopo la bolla, come sappiamo, nessuno è disposto ad investire; non le banche, non i venture capitalists e neppure gli incubatori/angels privati (ne esistono ancora in Italia?).

E’ quindi evidente che gli unici in grado di fare progetti online in Italia oggi - non parlo di siti o applicazioni per aziende ma di software da vendere sul mercato, tipo SocialText o siti stile Flickr - sono o sviluppatori indipendenti per la gloria o gente in grado di fare tutto da sè a proprie spese (sviluppo, marketing, commercializzazione).

La posizione espressa purtroppo e’ la chiara lettura della situazione italiana che spero vivamente possa migliorare in tempi brevi.

Come gia’ dice Montemagno servirebbe un punto d’incontro per la comunita’ creativa che funga da vera e propria fucina di idee e di progetti secondo uno spirito collaborativo che in questi casi e’ quanto meno auspicabile, visto il disinteressamento delle aziende.

Considerazioni finali

Il Web2.0 quindi e’ una forma mentis piu’ che una vera e propria tecnologia e rappresenta una evoluzione del Web e un completamento dell’idea originale di Web, mantenendo questi punti visibili:

  • maggiore interattivita’ e usabilita’ delle interfacce e dei siti Web
  • Web come una piattaforma dove l’utente puo’ scegliere i servizi da usare a suo piacimento e adattabili alle sue esigenze
  • l’utente torna padrone dei propri dati, essendo sparsi per il Web ma allo stesso tempo sempre richiamabili su richiesta; c’e’ quindi anche un Web of data* possibilita’ di aggregazione, smistamento e personalizzazione dei dati anche altrui grazie a nuovi servizi sociali in sviluppo
  • Web leggibile oltre che dalle persone anche dalle macchine e dagli agenti software che quindi faranno molto piu’ lavoro e ci toglieranno incarichi ripetivi e noiosi

Per l’Italia e’ fondamentale guardare oltre oceano e in Europa agli sforzi che si stanno compiendo nello sviluppare nuove applicazioni Web, capire le potenzialita’ di questa evoluzione e creare servizi localizzati ad hoc per le proprie esigenze.

Mai come adesso si ha la possibilita’ di ripartire a creare innovazione e servizi che ci aiutino nell’uso della tecnologia e che soprattutto la rendino trasparente assieme alla Rete.

E si va dal creare portali tematici che aiutino le discussioni simili al blogoposium anche per gli utenti non tecnici al creare siti locali specializzati come l’iniziativa culinaria che indica Giuseppe Granieri.