Un piccolo interessante risultato, per una volta, siamo tra i primi…
-> Semapedia Stats

It turns out that about 9% of all of our hits come from Indonesia as well. A whopping 10% is mobile wifi access. The 3 Top Operators are t-mobile USA (tendency rising), Telecom Italia and O2 Germany.

Di cosa si sta parlando? Ma dei Semacode, of course!!

Si chiama Semacode e, come lo definisce l’inventore Simon Woodside, è “semplicemente un URL trasformato in codice a barre”.
Semacode è un software distribuito secondo la licenza Public Domain sviluppato per trasformare gli indirizzi web in particolari codici bidimensionali con speciali caratteri a prova d’errore, che possono essere letti e decodificati dai telefonini con la fotocamera(cameraphone e smartphone).

Da Levysoft ….

E’ un po’ di tempo che mi ero accorto che Telecom li usa, ma mi era venuto un dubbio… ( eppure i semacode si vedono sulle buste )
Non si trovano riferimenti su questa cosa.

Anche Massimo Russo l’aveva accennato, in effetti…
E l’utilizzo che accenna in questo post, non e’ assolutamente male…
-> Semacode, ovvero codici a barre - Toshiba li userà per informare

Dal mese prossimo i cittadini nipponici potranno utilizzare il loro telefonino per avere la misura della qualità di un qualsiasi bene siano in procinto di acquistare.

Peccato che sembra useranno una diversa tecnologia, quando un’altra e’ gia’ sperimentata e diffusa…
Mah..
Per fortuna in Italia sembra che non sia solo Telecom ad usarla…
-> Cefriel sperimenta i semacode

Alcune tecnologie semplici e immediate, pensate per certi scopi, poi vedono delle applicazioni molto diverse…
Semacode, pensato per essere un facilitatore tra reale e virtuale, adesso viene usato pure in Second Life…
-> E-learning in Second Life

I casi della vita… :)
E giusto per chiarirci: questo utilizzo di SL e’ uno dei pochi che io rintengo davvero utile, gli altri mi lasciano molto perplesso…

Ma Sloodle, mi pare davvero interessante…

Sloodle è proprio una di queste ed è esemplare sotto diversi aspetti: si tratta di un mashup di Second Life e del software di learning management Moodle.

E le possibilita’ di tutto questo, verso dove ci portano?

E-learning, semacode e Semantic Web, of course!!

Con tutto questo materiale, era impossibile poi non cercare un legame tra tale tecnologia e il Semantic Web, tema tanto caro a questo blog…
-> cognitive processes and ubicomp

In semacodes I can provide machine readable information but there’s no requirement that the content be understandable by a machine. The semantic web effort defines itself as “an extension of the current web in which information is given well-defined meaning, better enabling computers and people to work in cooperation.” This paper discusses a similar type of idea except annotating the real world to facilitate the operations of autonomous agents in the real world. The semantic web and the paper’s goals are understandable not just by people but by machines.

[…]

I don’t think that semacode is particularly practical to attack that problem but I may be wrong. It’s possible to link to RDF-style resources using semacode. How would a robot know that a specific semacode linked to machine-understandable data? It wouldn’t… so substantial resources (and time) would be required for each symbol.
Still, it’s not impossible to imagine having that kind of power in a robotic platform (or at least one that’s carried but is actively scanning the environment) in the near future.

Per chiudere questo spunto, che mi serve da apripista per altre idee nel breve termine, cito un’interessante frase:

Thinking further about it, it strikes me that content negotiation mechanism is very similar to hubjects.
A URI managed through content negotiation is defining a subject/resource which is neither this content nor that one, but a superposition of all possible contents, the actual one being delivered in a given interaction depending of the client-server dialogue.

In pratica Semacode connette il mondo reale con il virtuale in modo trasparente ( e perfino il virtuale con altro virtuale, in una interessante metafora )… e tutto collega agli URI…
Ma l’URI alla fine, tecnicamente e filosoficamente, a questo punto somiglia ad un contenitore molto piu’ ampio di quello che di solito viene visto…

Facendo un piccolo sunto amatoriale,
Il mondo del Web e’ fatto di RISORSE, identificate da un URI e localizzate da un URL ( di fatto spesso coincidono )…
Il dialogo tra il browser client e il server e’ una negoziazione, detta Content-Negotiation, dove entrambi dicono i formati che supportano nella deferenziazione della risorsa oggetto del contendere…

Quello che fino ad oggi abbiamo fatto, e’ stato creare client che supportassero pochi formati, e spesso formati comprensibili solo a noi esseri umani. ( pensiamo all’HTML e alle sue derivazioni varie )

Con RDF invece possiamo pensare a degli agenti e dei client che si capiscano e gestiscano formati comprensibili alle macchine, e quindi possano fare automatismi senza l’intervento umano…

In quest’ottica quindi, un URI potrebbe identificare univocamente una RISORSA che ha diversi modi di essere presentata, visualizzata e gestita, a seconda del contesto e di chi deve maneggiarla.

E dove si va, spingendo la vista un po’ oltre queste cose?
Verso i gia’ citati HUBJECTS… ( l’origine di questo termine in questo PDF )

Bernard describes a knowledge representation conundrum, that “Same-ness rules are context-specific”. He then proposes a simple approach to synthesis which would allow semantic interoperability. This is the notion of hubjects, where Hub + Subject = Hubject.

Hubjects are hollow

    * They do not provide any more semantics
      than the representations they are binding
    * No specific type, attribute, property or semantic of any kind

Da Danny Ayers

Come tutto questo possa creare altre possibilita’, pensiamoci insieme..

ideas in progress…