Equilibrismi…

Niente tecnica.
Niente codice.
Niente tecnologia.

Solo il resto. .)
Viviamo in un mondo dove tutto e’ un equilibrismo, dove tutto e tutti sono ondeggianti verso un lato e un altro, verso il Bene e il Male, il giusto e lo sbagliato, insomma, un mondo di opposti. O l’opposto dei mondi.

Hits e coda lunga, ordine e caos, amore e odio, liberta’ e prigionia, rumore e silenzio, luce e buio…
Musica e rumore.

Ragione e sentimento.
Uomo e donna.
Vita e morte.

Tutto e’ un gioco di equilibri, ora stabili, ora tendenti ad un lato, e ora verso l’altro.
In un movimento inconstante, incontrollabile e folle a volte.

Ma affascinante.

Stimolante e imperdibile.
E’ la nostra vita.
E’ la nostra natura.

Leggevo il post di Matt, creatore di WordPress, che spiega un modo di vedere l’equilibrio nell’uso del software che ha creato, e che oggi viene costantemente migliorato e personalizzato da centinaia e migliaia di persone.
E’ un altra forma di equilibrio, dove gli effetti benefici sono maggiori di quelli negativi.

Though the freedom intrinsic in the GPL that has allowed people to abuse WordPress it has allowed even more people to do amazing things and over time the good far, far outweighs the bad. Most importantly I feel like WordPress would have never gotten off the ground if it hadn’t been open from the beginning.

Un virtuosismo, forse.
Un po’ come la mancanza palese di struttura del Web, e dell’HTML.
Se fosse stato rigido e strutturato come l’SGML, non si sarebbe diffuso come lo e’ adesso.
Proprio l’HTML, mera semplificazione dell’SGML, e’ una delle chiavi di successo del Web come fenomeno sociale di massa.

E’ l’imperfezione la chiave.
O meglio: esso rappresenta la tecnologia piu’ semplice possibile per seguire un determinato fine e rispondere ad una determinata necessita’.
[ il principio del least power, of course ]

Forse nel Semantic Web lo si e’ dimenticato, forse no.
Forse si e’ preteso troppo.
Ma ci stiamo avvicinando.

E’ l’intelligenza collettiva che rappresenta probabilmente la media di tutti noi, di tutti i nostri sbagli e le nostre corrette intuizioni.
E’ una forza che muta, che fluttua attraverso le nostre menti e le nostre citta’ e l’aria che ci circonda, costantemente.
Ci collega e ci informa: e ci completa.

Un dono del progresso tecnologico e umano, di poche menti illuminate, accomunate dalla passione per la scienza e per l’umanita’ intera.

Questa e’ la mia etica del Web. [ la versione dotta, in versione ragion pura .) ]
Sara’ il caldo, forse.
Sara’ il clima pre-WaveCamp.

Sara’ che sono fondamentalmente anche un romantico.

Leggendo le idee e le opinioni di Elena, mi viene in mente la forza di ognuno di noi che parla delle proprie esperienze, diventando pero’ un media autorevole in questo mare magnum del Web, da molti ancora incompreso purtroppo.
Delle reazioni del ristorante, che non possono far sorridere amaramente, ahime’.

Dove ormai si rasenta il ridicolo, pur di far lavorare i tribunali, altro ke skerzi.
E dove ci si nasconde dietro un dito, e si fa finta di niente.
Bisognerebbe iniziare ad indignarsi, di fronte a certe manifestazioni, uff.

Ma felici di poter usare uno strumento molto piu’ tendente all’equilibrio di tanti altri, dove davvero la collettivita’, se consapevole, puo’ farsi sentire. E sfogarsi, perche’ no?

Dove e’ facile dar giudizi, ma altrettanto semplice e’ l’esser giudicati.
Dove solo con il confronto reciproco, possiamo crescere vicendevolmente.
E divertirci anche, magari… :)
Non ricordo dove l’ho letto, forse qui [ Arte di ascoltare e mondi possibili ] : ma la chiave per risolvere i conflitti e’ rompere gli schemi.
Sorridere di fronte ad un attacco.

Socchiudere gli occhi, come se si stesse a guardare direttamente la nostra cara stella che ci scalda ogni giorno. [ e diavolo se scalda, in questi giorni ]
E poterli riaprire senza negare la piu’ piccola delle verita’.
Che siamo tanti.
Che siamo tutti esseri umani.
E che non siamo perfetti.

Ma che siamo capaci anche di grandi cose, cosi’ come di grandi bassezze ed efferatezze…
Siamo strani, davvero. Lo so.

E sappiamo pure sorprederci ancora delle piccole cose.
Come Feba.
Per fortuna.

[ due film per chiudere, Crash - contatto fisico, e Contact ]

Just for fun

Centralizzazione contro decentralizzazione: step 1

Intelligentemente e in modo chiaro e semplice, Tiziano si chiede l’evoluzione delle Reti Sociali e dei servizi Web che partono da un Walled Garden unico e proprietario per poi iniziare a creare interoperabilita’, come sta facendo proprio uno dei piu’ grossi player oggi presente in questo contesto, Facebook:
-> Se tutti facessero come Facebook?

Aggiungiamo a questa discussione, quello che mi sembra di vedere dal punto di vista del Semantic Web e del passaggio da un Web di documenti, ad un Web di dati, totalmente aperto e interoperabile…

Stiamo convergendo, in effetti: gli utenti se ne stanno accorgendo, che con il moltiplicarsi di servizi utili e di nicchia, hanno duplicazioni di profili, di dati, di informazioni sulle proprie Reti di contatti e molto altro ancora…

Stanno capendo che in questo modo non puo’ andare, pero’.
L’interoperabilita’ e la reale apertura dei propri dati in tutti questi servizi inizia ad essere una necessita’ impellente e sentita da un sempre maggior numero di persone. Con annessa una facilita’ di gestione degli stessi, e una versione e visualizzazione aggregata, magari a mo’ di flusso. [ un po' come il tentativo di flusso personale di Emily Chang, credo... ]

E il business model che sostiene tutto questo, in maniera simile se vogliamo alla vecchia idea di hits dei portali Web 1.0, dove era importante non far fuggire l’utente al di fuori del proprio network di servizi, si sta incrinando e si sta modificando. In modi interessanti e creativi, speriamo.

E non e’ assolutamente un caso che uno dei problemi piu’ sentiti, l’autenticazione e il livello di identita’, almeno al livello base, venga risolto da due studenti ampliando l’idea di URL, sulla quale si poggia il Web, e creando lo standard OpenID.

Dal punto di vista dei dati, come dicevo qc tempo fa, non e’ un caso che si stia combattendo una nuova guerra sui servizi che cercano di facilitare l’aggregazione dei dati semi-strutturati ed anche non strutturati. ( DabbleDB, ManyEyes di IBM e Freebase, Google Base per certi versi ).

Il Semantic Web, oltre ai due problemi che accennavo in qc post fa, invece, cerca proprio di creare una base standard che spieghi i dati, anche a livello di modello oltre che di sintassi ( RDF e XML rispettivamente ).

Quello che sta facendo pingthesemanticweb.com, in effetti e’ proprio di cercare di tenere traccia alla technorati, del livello RDF, quindi del Web of Data.

Che per sua natura e’ decentralizzato.

Un punto assolutamente fondamentale in tutto questo quadro sara’ COME e CON COSA riusciremo ad aggregare i dati che mettiamo in tutte queste reti sociali diverse, e nel modo piu’ semplice possibile.
Un tentativo interessante e’ Yahoo Pipes, ma altri ne verranno.

Tra l’altro, tornando ad un modo di riunire tutte queste reti sociali, Google sta lavorando alacremente per farlo, e quindi tenere saldamente il controllo anche sui walled garden: un altro caso? .)
-> SocialStream Project

In questo contesto c’e’ gia’ comunque un tentativo interessante di apertura delle Reti Sociali, che e’ PeopleAggregator…
-> PeopleAggregator

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