Pensieri a cavallo del Carnevale…
Posted on | gennaio 26, 2008 |
[ ripresa e proseguo piu' lineare di questo post ]
Da marzo 2007 ho fatto una discesa molto piu’ pesante nel mondo della Rete, anche seguendo un progetto che a breve uscira’ in forma organica e piu’ matura rispetto agli scorsi mesi, ma dove nel frattempo ho proseguito lo studio e qc prima applicazione del tema portante di questo blog, il Semantic Web.
Il flusso informativo e’ assolutamente aumentato, e diversificato rispetto agli utilizzi della Rete antecedenti, e ho iniziato un confronto maggiore con l’esterno, tramite i barcamp e non solo…
E devo dire che quegli eventi sono per me una gioia, proprio per la compagnia creatasi e per la possibilita’ di ritrovarsi e di lavorare a progetti comuni e ad idee comuni, e alla loro potenziale intersezione e maturazione nel tempo.
Imperdibile, e senza prezzo davvero.
E’ anche vero che tutto questo ha un costo, e crea un bisogno ed una necessita’: migliorare la gestione di questo incredibile flusso che ci attornia e ci sommerge, se non stiamo attenti a come gestirlo.
E nel medesimo istante, poter iniziare a capire le potenzialita’ di un salto tecnologico in atto, che da quello che sento e quello che leggo, vedra’ nel 2008 un predominante arrivo anche alla massa.
Che ci creda a queste tecnologie o meno, inizieranno a dimostrare il loro valore finalmente.
Ovviamente intendo tutto cio’ che ruota attorno al Semantic Web.
Adesso che persone chiave come Benjamin Novack stanno rilasciando tool basati sul LAMP, e quindi di facile utilizzo e di massima distribuzione, e che iniziano a delinearsi gli standard definitivi per completare il giro iniziato nel 2003 con la versione standard di RDF, e con la definitiva uscita di SPARQL ( l’analogo di SQL per i database relazionali, rispetto al Web of Data per capirci ).
Che persone come Enrico facciano dei post riassuntivi chiari e limpidi come questo:
-> Web Semantico: semanticizzare un WordPress blog (Parte 1)
Che persone come Alberto D’Ottavi chiedano e vedano l’esigenza di molto piu’ di un aggregatore, [ al quale sto in effetti lavorando in RDF e compagnia bella ] , vuol dire solo una cosa: i tempi sono maturi ormai.
Continuero’ la direzione iniziata a dicembre, con piccoli passi spiegati e documentati senza troppi tecnicismi, per quanto sia possibile.
-> Semantic Web e la parola semantic
-> Problemi di trasparenza nello scovare le risorse nel Semantic Web? Arriva Sindice…
-> In tema di query SPARQL: un esempio usando Dbpedia
-> Qualche query SPARQL sul profilo FOAF…
E riprendo in mano i plugins semantici di Shelley Powers, che ho dovuto disattivare per problemi di compatibilita’ con PHP e che gestivano automaticamente diverse cose rivolte a migliorare la struttura e la leggibilita’ dei post, cosa sulla quale devo migliorare .)
In poche parole, io credo in queste nuove forme di facilitazione tecnologia, proprio perche’ vedo il nesso potenziale tra la capacita’ di associazione libera che possiamo fare con queste tecnologie, che trattano l’informazione come “io so di non sapere”, socraticamente parlando, capaci di aumentare l’informazione in step successivi senza creare troppi problemi al sistema iniziale, rispetto ai procedimenti relazionali classici. Tutto perche’ si basano su un concetto di Open World, di aggiunta delle informazioni prevedibile a priori e insita nel sistema come caratteristica e non come anomalia.
Noi esseri analogici siamo imperfetti di natura, diamoci un supporto per gestire questa nostra imperfezione, e non partiamo dall’assunto che possiamo essere perfetti, quando non lo siamo.
In aggiunta vorrei far notare una cosa che percepivo grandiosa e che leggevo tra le righe in giro, guardando un po’ di neuroscienze, un po’ di psicologia generale e un minimo di funzionamento del nostro cervello, del nostro ricordare e del nostro apprendere, e per ultimo dalle scienze cognitive…
-> Memoria e apprendimento
L’idea che noi siamo esseri piu’ associativi che strutturati ( non e’ un caso che i tags e le folksonomies ci siano cosi’ congeniali, se usati correttamente ), emersa tra l’altro anche durante l’IA Summit a Trento, che Alberto sicuramente ricorda .)
E’ questa flessibilita’ che deve incuriosire, e che dovrebbe essere uno dei cavalli di battaglia del Semantic Web, a mio avviso.
Un mondo di ontologie, nate dal basso e facilmente integrabili e sovrapponibili, con le linee guida date dall’alto minimali ma top down, che catturi la conoscenza implicita ed esplicita, aumentando il meno possibile il nostro stress cognitivo.
Abbinato magari all’interessante prototipo Facetag della compagnia Luca Rosati, Emanuele Quintarelli e Andrea Resmini .)
-> Facetag
Un backend potente con un’altra potente interfaccia, da abbinare poi ad un concetto di interazione a 360 gradi, interpretando correttamente la Findability del prossimo modo di interagire con il mondo che stiamo contribuendo a plasmare.
Il mondo digitale e il mondo fisico in un’unica esperienza coerente e indivisibile nelle sue parti.
Questa e’ una porzione del web in una sua forma piu’ evoluta, dal lato dell’interazione e della pervasivita’, e dal lato di potenzialita’ implicita del sistema.
Chiamarlo Web3.0 non e’ poi cosi’ rilevante.
The most exiting uses of RDF aren’t in encoding information about Web resources, but information about and relations between things in the real world: people, places, concepts, etc.
Da Why we need a new standard for the Semantic Web
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6 Responses to “Pensieri a cavallo del Carnevale…”
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gennaio 27th, 2008 @ 2:19 pm
Sono ancora piuttosto frastornato nonché ottenebrato dal potentissimo virus influenzale che mi ha colpito in questi giorni, ma, leggendo l’articolo, mi è venuto in mente quanto segue.
Nel suo racconto fantastico “La Biblioteca di Babele”, Jorge Luis Borges descrive, riproponendo un’idea già proposta dal filosofo Kurd Lasswitz, l’esistenza di un’immensa Biblioteca, illimitata e periodica, tale che se un eterno viaggiatore la attraversasse in una direzione qualsiasi, egli constaterebbe, alla fine dei secoli, che gli stessi volumi si ripetono nello stesso disordine: tale disordine, ripetuto all’infinito, diverrebbe però un ordine, cioè l’Ordine.
Questa Biblioteca conterrebbe in pratica un numero enorme di libri, tutti quei miliardi di miliardi di miliardi di libri che potrebbero essere ottenuti dalle combinazioni di tutte le lettere dell’alfabeto e della punteggiatura essenziale (analisi combinatoria).
Nel racconto Borges paragona la “Biblioteca di Babele” all’Universo, e la descrive come composta da un numero indefinito, forse infinito, di gallerie esagonali dove, per ogni esagono, si vedono i piani superiori ed inferiori, interminabilmente; Borges descrive anche il contenuto e la distribuzione degli oggetti esistenti in ogni singola galleria, che egli suppone contenere venticinque vasti scaffali, in ragione di cinque per lato, coprenti tutti i lati dell’esagono meno uno: il lato libero si affaccerebbe su di un corridoio che porta ad un’altra delle gallerie della Biblioteca. Egli specifica inoltre il formato di ciascuno scaffale, di ciascun libro, di ciascuna pagina, nonché di ciascuna riga.
La “Biblioteca di Babele” è in realtà la “Biblioteca del Possibile”: essa contiene tutto lo scibile dell’Universo, compreso quello che noi umani ancora non conosciamo, o che ancora non abbiamo inventato; essendo “piena di tutto”, essa contiene, oltre ai significati, anche i non-significati, oltre alla realtà, anche la non-realtà, oltre alle verità, anche le non-verità. Chissà se potremmo anche azzardare la pretesa di affermare che tale Biblioteca contiene soprattutto non-significati, non-realtà e non-verità? (ma questo è un’altro discorso)
Borges ipotizza infine che questa Biblioteca esiste “ab aeterno”, ma egli ovviamente non può ipotizzare, neanche all’interno di un racconto fantastico, quali sono le sue origini. Ovviamente, non possiamo farlo neanche noi. Ma quello che possiamo certamente fare riguarda la formulazione di un paragone, non poi così forzato, tra la Biblioteca del Possibile ed il Web Semantico.
gennaio 28th, 2008 @ 9:12 am
Guarda chi si rivede, il caro Borges .)
In effetti il paragone ci sta nel senso che il Semantic Web con l’influsso bottom up del Web2.0 potrebbe essere l’infrastruttura ideale per collegare e creare conoscenza, in senso lato.
Per gestire quindi al meglio delle nostre possibilita’ proprio la Biblioteca del Possibile che hai giustamente citato.
Senza per questo doverla creare tutta, o doverla vedere tutta…
Un’evoluzione dell’intelligenza collettiva che il Web permette di far emergere, ma nel senso della conoscenza collettiva, e in una forma piu’ gestibile rispetto all’attuale primo stadio di semplici documenti collegati tra loro.
Linked Data.
Senza dimenticare pero’ che possiamo sempre usare le tecnologie semantiche a livelli di complessita’ che ci richiede il contesto di utilizzo ( da RDFS a OWL lite ad esempio, oppure se non serve l’overhead di tutto questo, anche SIMILE Exhibit puo’ essere un passo iniziale… )
Cercare cioe’, di avere la visione d’insieme e la struttura scalabile per la crescita futura, ma di capire al meglio l’applicabilita’ reale del livello di complessita’ desiderato in ogni momento.
Proprio per non arrivare a dire che e’ utopia tutto questo.
In fondo, uno dei primi pensieri quando mi sono scontrato con RDF e’ stato metterlo in confronto con l’analisi logica della terza elementare.
Soggetto, predicato, verbo.
Nulla di complesso in fondo.
E guarda la base di cosa e’ l’analisi logica .)
Io vedo la medesima specializzazione su questo fronte.
Ah, ovviamente guarisci presto
gennaio 29th, 2008 @ 9:11 am
scusa il ritardo… magnifico, anche io stupisco per ritrovare “il caro borges”
grazie per la citazione, anche se io riesco giusto a immaginare qualcosa ma purtroppo non riesco più a portare seri contributi
l’unica cosa che posso dire - ma nn credo abbia niente a che fare con il semantic web - è che spesso non capisco neanche io le associazioni di idee che faccio, il perché di certi collegamenti
però sistemi di analisi del testo come google (o della musica come last.fm) sempre più frequentemente riescono davvero a propormi contenuti per me “pertinenti”
sarebbe bello che capacità di analisi del genere fossero però “lato client”, in mano all’utente, anziché del fornitore dei servizi
insomma aspetto le tue novità per capirci qualcosa
gennaio 30th, 2008 @ 9:24 am
Traquillo Alberto, siamo tutti sulla stessa barca .)
Credo che la somma di piu’ tattiche possa dare i risultati migliori, come con l’energia anche in questo contesto la somma delle parti e’ molto di piu’ di una mera sommatoria…
Aggiungo una cosa che mi e’ capitato di leggere proprio in questi giorni dal terzo numero di 7thflloor, visto che parliamo di collegamenti folli…
E incidentalmente premetto che non lo conoscevo, e che trovo davvero un’ottima iniziativa editoriale e non solo.
Rinfrenscante e dinamica, mi ci trovo davvero a pennello devo dire .
Da pag.48, del terzo numero dell’ottima rivista:
Un libro che consiglio caldamente, e che va riletto con costanza, tanto ha da dare in merito a tutto questo…
Sto cercando di organizzarmi per rendere al meglio quello che vorrei come aggregatore, ti tengo informato .)
Comunque sono idee che nascono da lontano, nemmeno mi ricordavo ormai.
Spunti in qualche modo legati:
-> Parola d’ordine: aggregare !!!
-> Dall’idea alla pratica: storie vissute
-> Essere digitali o analogici….
febbraio 1st, 2008 @ 2:30 am
Ho letto oggi l’articolo di Le Scienze dedicato al Semantic Web. Erano cose cui pensavo nebulosamente da tempo, in particolare all’utilità d’un software capace di collegare fra loro tutti i dati (testi, immagini, indirizzi, etc.) archiviati nel mio PC in una sorte di meta-database (esiste? se fosse, vi prego di segnalarmelo). Ma anche, più in generale, alla necessità di far fare un salto qualitativo sia ai software che alla modalità d’uso dei computer, avvicinandosi il più possibile al modello idale della libera associazione di idee che avviene nel cervello umano, e alla capacità creativa che spesso se ne sprigiona. Fra l’altro la ricerca neurofisiologica ha recentemente scoperto che di notte l’attività cerebrale è costantemente impegnata in questa attività, subconscia, di libera associazione di quanto memorizzato. Ma ero comunque ben lungi dall’immaginare che esistesse un progetto di Web Semantico, che fosse così diffusamente e intensamente condiviso, e già ad un simile livello di sviluppo! a cosa mi ha sorpreso ed entusiasmato. Penso anch’io che si sia vicini ad un salto qualitativo decisivo, comunque importantissimo, e ne sono felice. Ho subito cercato qualcosa in rete, e mi sono imbattuto in questo BLOG. Scusate l’ingenuità del mio intervento, ma desideravo comunicarmi le mie emozioni ad una notizia così bella…
Alessandro Grossato
febbraio 2nd, 2008 @ 9:14 am
Pero’, non sapevo dell’attivita’ cerebrale notturna di collegamento, anche se potevo immaginarmelo .)
Un motivo in piu’ per seguire il consiglio di Luca, allora!!
-> Chi non dorme non piglia pesci
Via un appunto sul tumblr…
Felice di averti sorpreso, il Semantic Web e’ gia’ presente, e’ in work in progress ma esiste, in varie forme che si stanno diffondendo…
Grazie Alessandro , e’ sempre una bella sensazione vedere che quello che si scrive possa risultare utile a qualcuno, anche ad una sola persona magari.
E questa invece e’ una gran bella storia, che riassume un quadro d’insieme in fase di realizzazione, e non siamo poi presi malaccio…
-> THE SEMANTIC WEB DAN BRICKLEY, JO WALSH, EARLE MARTIN AND SIMON KENT EXPLORE A NEARBY PARALLEL UNIVERSE WHERE INFORMATION EXCHANGE MAKES SENSE. GRAPHIC DESIGN BY LIZ TURNER