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Semantic Web, Open Data e Linked Data, and Web Science con spicchi di economia della conoscenza by Matteo Brunati

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Come tutto sia link, per aiutare a capirci al livello dei concetti condivisi anche quando ci parliamo

Posted on 15 febbraio 2010 by Matteo Brunati
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In sintesi: Una riflessione sul perchè molte volte non ci comprendiamo e sulle relazioni tra il nostro modo di pensare e la dimensione del Web. Che è stato improntato e costruito sul pensiero associativo del nostro cervello. Pensiamoci: facciamo prima ad associare due cose tra di loro o a dar loro un ordine ed una gerarchia? Il Web si basa sulla nostra capacità di associazione, sul nostro potere di collegare cose assai diverse tra loro ma pur legate da una minima caratteristica comune. E sulla capacità di creare legami condivisi a costo zero, e senza un permesso preventivo da nessuno. Allo stesso modo serve un minimo di conoscenza condivisa per comunicare e comprendersi. Sia di sintassi ( io parlo italiano, tu cinese e quindi? ), che di concetti ( io sto dicendo neve, ma tu sei all’equatore. mi capisci? ). E forse da tutto questo emerge una chiave di lettura di uno dei vantaggi più pratici che porta con sè il Semantic Web. Quello di dare un identificativo sul quale possiamo confrontarci anche per i concetti di cui parliamo, dare loro un http:// che possiamo poi elaborare e gestire come vogliamo. Ad un livello più in dettaglio del concetto di pagina.

Ci capiamo davvero di solito quando comunichiamo a voce tra di noi?

Pensiamo a quando si parla con i propri colleghi di lavoro, o si parla con gli amici, o con qualsiasi altra persona nella nostra vita di tutti i giorni. Quante volte capita che si fatica a farsi comprendere, a farsi capire, a comunicare il nostro punto di vista e la nostra impressione, e che le parole non bastino a trasmettere quello che vogliamo dire? Soprattutto quando si cerca di comunicare qualcosa legato ad una dimensione specialistica del nostro sapere ad una persona appartenente o ad un altro settore, o che non c’entra assolutamente nulla magari con quel particolare tema. Una bella sfida riuscire a farsi capire.

Allora è utile chiedersi: ma come facciamo a capirci di solito, o meglio: quand’è che capisco davvero l’altro in una situazione simile?

Punto uno: per capirsi serve un linguaggio comune, inteso come sintassi. Se io parlo aramaico e la persona di fronte a me non lo parla, avremo delle difficoltà a comprenderci sul piano della sintassi. Di solito si scende di livello e si raggiunge un livello di sintassi base, il linguaggio dei gesti e della rappresentazione per via di disegni e cose simili. E’ chiaro che a questo livello la possibilità di comunicare concetti complessi diventa assai remota, per non dire quasi impossibile. Se invece parliamo entrambi l’aramaico, e quindi il livello di sintassi comune esiste, interviene un nuovo livello di potenziale incomprensione, assai più insidioso. La vita non è affatto semplice, a quanto pare.

Interviene il livello della conoscenza condivisa. Punto due. Per farmi capire devo usare una serie di idee e di concetti, che siano compresi e conosciuti anche dalle altre persone. Ove mancassero, serve condividerli prima per poter poi creare un dialogo tra le parti.
Un tipico esempio per capire: come viene scritto il vocabolario? Come posso riuscire a capire un universo così esteso di concetti a partire da un linguaggio condiviso? Usando proprio termini e concetti il più possibile condivisi da tutti. E se non lo sono, intervengono l’esperienza diretta ed il vissuto a colmare il gap.

Se manca questo terreno condiviso non stiamo comunicando in maniera paritaria. Una parte della nostra discussione sta semplicemente trasferendo una nostra esperienza vissuta, sia di concetti, che di loro interpretazione o semplice esperienza diretta. Ma cosa sono in fondo questi concetti condivisi? I concetti condivisi sono costruiti dalle nostre competenze, dalle nostre esperienze e dal nostro vissuto, tutti elementi che in genere sono diversi da persona a persona.
E a volte è assai facile dimenticare quante differenze ci sono a questo livello da persona a persona. Io per primo in effetti.

Come fa tutto questo ad avere a che fare con il Web?
Bè, direi che c’entra parecchio. Perchè per trovare qualcosa nel mare magnum della Rete abbiamo bisogno di farlo comprendere, almeno un po’, anche alle macchine, ed ai motori di ricerca.
E nel farlo, si cerca anche di migliorare la comunicazione e l’informazione che mettiamo nel luogo Web anche alle persone. E il modo per farlo è sempre riconducibile a due livelli di partenza: sintassi e semantica.

Il link come chiave di volta: connessione e identificazione, uri e http

Pensiamo al secondo livello quando cerchiamo di comunicare tra di noi, quello dei concetti condivisi. In Rete questa cosa è sempre stata facilitata dalla presenza dei link alle fonti dei temi di cui stiamo parlando, dove il lettore puo’ andare se non comprende alcuni passaggi. Ma non è detto che debba cercare e trovare solo pagine di informazioni. Potrebbe fare di più, e arrivare in forma più focalizzata sul concetto che sta cercando: puo’ arrivare proprio ad un contenuto sul singolo concetto.
E possiamo usare un modo univoco di identificare ogni parola, ogni concetto che usiamo, associandolo ad un link ben definito, ad una cosa che inizia col famoso http://. Un qualcosa che in termine tecnico si chiama URI. Con questa novità a nostra disposizione possiamo dire di tutto attorno e su quel concetto.
E in maniera veloce, proprio come il pensiero associativo che usiamo per apprendere e ricordare.
Pensiamoci un attimo: per ricordare di solito ci basta trovare qualche elemento contestuale rispetto ad una situazione vissuta, e ad un certo punto, bam. Ci viene in mente tutto. Si sta lavorando per associazioni, una dietro l’altra. Collegamenti, senza ordini o gerarchie.
( per chi volesse approfondire la questione del pensiero associativo, ne avevo parlato qualche carnevale fa, che coincidenza: “Pensieri a cavallo del Carnevale…” )

In questo caso si facilita la connessione tra concetti, che possono essere richiamati facilmente visto che hanno un identificativo ben preciso, un http://.

Perchè si parla di sintassi e di semantica a livello tecnico,( e qui Bonaria aveva lanciato una gran bella discussione “Web semantico o web sintattico?” ) ma si intende sempre la dimensione sociale, di interazione tra individui. Ecco come capire il valore possibile sia del Web che delle sue evoluzioni, il Semantic Web ed il Linked Data. Ulteriori dettagli in un post passato, assai chiaro su questo:
-> Stop e leggere: Sir Tim parla del Giant Global Graph – step 1

In pratica il livello di condivisione dei concetti puo’ essere facilitato e reso maggiormente esplicito

Facilitare il livello di comprensione sui concetti condivisi, rendendoli più espliciti e condivisi non solo oralmente o in forma scritta nei documenti, ma anche in forme più piccole e atomizzate, è il vero valore aggiunto nell’adottare il Semantic Web. In forme che possano essere manipolate, integrate ed aggregate come oggi facciamo con i link sparsi nelle pagine dei siti del Web medesimo, attraverso i motori di ricerca, le directory di link e le forme di raccomandazione sociali delle stesse. Oppure attraverso le nuvole di tag e i sistemi di bookmarking sociale.
Un passaggio evolutivo che parte da una sintassi di base, data da pochi elementi conosciuti come testo e link, come in genere è il Web di oggi, verso qualcosa che permetta una visione maggiormente focalizzata, e riconducibile a concetti condivisi che le macchine possano tracciare facilmente.

Questo è il valore iniziale nell’adottare il Semantic Web come tecnologia e visione. Rendere espliciti attraverso un’identificazione diretta via http i temi e qualsiasi cosa della quale si parla. Non tanto a livello di renderla comprensibile, quanto di renderla fruibile in un livello maggiore di dettaglio.
Di renderla trovabile e gestibile via un http:// insomma.

Perchè se una risorsa ha un formato comprensibile dalla macchina o dal motore di ricerca, prima di tutto riesce a mostrare informazioni utili su sè stessa alla persone che la sta visionando. I famosi metadati.
Se io accedo a qualcosa che abbia un indirizzo http:// posso averne diverse versioni e rappresentazioni a seconda che io sia un programma o un essere umano. E so che ho un modo univoco per nominare quella determinata cosa. Un modo che inizia per http://

Esempio pratico

Esempio: se io parlo di una delle leggi italiane tanto tristemente famose, come la legge sul diritto d’autore, ad esempio, e ne parlo con un mio collega o un amico, dovrei spiegarghiela in breve se non la conosce, no? O se non se la ricorda. Per poi parlarne rielabondola e confrontandoci. Se ci fosse un link su quel concetto che desse informazioni fruibili sia a noi come persone, sia alle macchine ed ai motori di ricerca, potrei vedere chi ne parla, le differenze di punti di vista e via dicendo. Potrei ragionare su un terreno ben più preciso, e sul quale confrontarmi in maniera più chiara a livello della semantica, della conoscenza dei concetti condivisi, che grazie ai link sui concetti stessi, sono resi più espliciti e quindi chiari e limpidi, e tracciabili.
Un link che non identifica più solo un documento, ma una risorsa che rappresenta un concetto.

Sulla trasformazione da una pagina Web a qualcosa di maggiormente focalizzato, ne avevo parlato già qualche tempo fa:
-> Le leggi su Internet in versione RDFa, integrate in Sig.ma, ovvero: il Web semantico oltre Google

Qui vorrei far emergere un dettaglio importante. Che dalla pagina di origine, quella posta a questo indirizzo, http://www.metafora.it/leggi-internet/filirossi.html è stato estrapolato un ulteriore indirizzo http che identifica il decreto in questione, trovato da un motore di ricerca di nuova concezione, che permette di scendere nel livello di dettaglio non più sulla singola pagina, ma sul singolo concetto che io ho espresso. E che poi traccia tutti i documenti, ed i siti che in qualche modo parlino di quel concetto. E questo lo fa non tanto perchè lo comprende, quanto perchè c’è un URI, un link che inizia con un HTTP legato a quel concetto.

Su questa risorsa che inizia con il HTTP poi, posso dire quello che voglio: posso accorgermi che ha tanti nomi, tanti link che identificano la stessa cosa, posso dare altri dettagli e via dicendo. E non sto lavorando su un documento, ma su un concetto condiviso, che mi faciliterà prima la comunicazione tra persone, ed in contemporanea faciliterà la medesima consapevolezza anche ai motori di ricerca ed ai programmi. Nessuna intelligenza particolare, solo la capacità di identificare molte cose in forma aggregata, e puntuale.

Non per nulla si dice che il Web oggi tracciato e visibile è solo quello superficiale: con queste tecniche si inizia ad entrare maggiormente nel dettaglio, per toccare quel livello di condivisione di concetti che si accennava poco sopra.

Quanto poi che da questo ragionamento si possa passare al concetto di ontologia, se ne potrebbe parlare un’altra volta. Intanto spero sia abbastanza chiaro il passaggio che facilita il livello di comprensione sia per noi come persone, sia per le macchine, che a partire da quegli uri che iniziano con http, possono avere informazioni utili. Per creare nuove forme di esperienza utente magari, perchè no?

Come gestire le informazioni da un URI

Come gestire le informazioni da un URI

Quest’immagine mostra il concetto di “dereferenziazione di un uri”, sul quale si possono trovare delle ottime guide introduttive a questi link:

  • IDENTIFICAZIONE DI RISORSE NEL SEMANTIC WEB
  • Dereferenceable Uniform Resource Identifier

Sono le connessioni, i link il vero centro del mondo, sulle quali serve focalizzarsi di più

Via titticimmino credo sia utile questa presentazione di Sir Tim Berners Lee a Davos 2010 ( e tra l’altro ha usato Prezi eh eh):

Insomma, la parte social del Web è innata nel mezzo, molto dipende poi da noi e dal suo uso.
Per dirla alla Sir Tim Berners Lee, “humanity connected by technology“.

In chiusura

Di web semantico purtroppo si parla troppo poco, soprattutto in italiano, e se ne parla solo quando entrano in scena concetti astrusi come quello delle ontologie, o quello della comprensione del nostro parlato ( o scritto ) da parte delle macchine. La famosa comprensione del linguaggio naturale. Questo potrebbe essere un punto di vista un po’ diverso da aggiungere a chi fosse interessato ad approfondire la questione del web comprensibile alle macchine. Le attività SEO/ SEM in fondo sono solo la parte molto superficiale di tutto questo.
Non c’è solo la comprensione del linguaggio naturale, ma anche l’emergere di una maggiore capacità di gestire il livello della condivisione tra concetti condivisi per comunicare meglio, sia per quanto riguarda le persone che i programmi, che sono bravi a tracciare in forma automatica grosse quantità di riferimenti.

-> La semantica di Expert System
-> Come siete messi con microformati e RDFa? Siete pronti per Google?

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