Come preannunciato da Massimo Marchiori nella mailing list che usa per il corso sulle “Tecnologie Web 2.0”, e che ringrazio di nuovo per l’ospitalità, ho tenuto ieri una lezione alla laurea specialistica in Informatica all’Università di Padova su un tema che sto approfondendo, anche in chiave di rilancio di altri progetti che sembrano fermi e che non lo sono ( Metafora.it per capirci, che sta subendo un profondo cambiamento al suo interno ).
Il tema è stato questo, comunque: Facebook Open Graph, e le sue relazioni con il Semantic Web, con annessi e connessi, tema anche dell’articolo pubblicato su Nova24 del 20 maggio 2010, che si trova anche online nel nuovo sito del Sole24Ore:
-> Il Grafo aperto

Il tema è quanto mai attuale, ed arriverà anche un post in inglese visto l’interesse e l’estrema attualità della vicenda, e la voglia di confrontarsi con la comunità che segue questi temi.

Fare lezione in ogni caso è stato emozionante, e gratificante: studenti davvero in gamba ed interessati, cosa non scontata. Nota: è stata pensata per un pubblico di studenti di informatica, con alcuni concetti impliciti ovviamente.

Rispetto a quella mostrata in aula, ho reso più espliciti alcuni passaggi, ed aggiunto alcune slide finali per anticipare la presentazione successiva che fa da apripista ad alcune riflessioni personali sul futuro degli AD Networks rispetto alle potenzialità di questi strumenti e di queste tecnologie. In più, aggiungo il post di Titti Cimmino, grande ispirazione e fonte di idee sul medesimo fronte, che invito a leggere ( segnalata alla fine della presentazione quale fonte italiana ):
-> Open Graph, Facebook e l’AD: il web semantico in movimento

In più ho iniziato ad esplicitare maggiormente una cosa che avevo iniziato ad approfondire diverso tempo fa, i social objects:
-> Sensazioni

Dal possesso all’accesso, dal possesso alla conoscenza. Un bene che non si disperde se lo condivido, e che è indissolubilmente nostro. Dicevo che è importante fare ecosistema, ed in Rete questa cosa inizia ad essere compresa anche da chi la Rete non la vive da tanto tempo. Il passo più importante adesso è farlo emergere in parole chiare e brevi. Portando esempi tratti dalla nostra vita vissuta. E portando tutto questo nella vita reale, nelle sue istituzioni, e nelle sue dimensioni: per far acquistare a tutto questo l’autorevolezza che per la persona media non ha, non lo ha detto la televisione, non lo ha detto la.. il nome del ministro di turno… Va data autorevolezza al di là del titolo, al di là delle singole amicizie nella classe di potere attuale. Va data autorevolezza alle idee, e alle opinioni che meritano attenzione. E questo oggi è possibile, ma va compreso, va esplicitato, e va difeso. Nulla è scontato, e quello che abbiamo oggi non è detto che un domani ci sia.

Io nel mio piccolo inizio questo viaggio, partendo dai miei social object, proprio per tenere traccia del loro potenziale di intreccio tra elementi legati alla proprietà privata, ma legati anche all’economia della conoscenza. Saranno raccolti nella pagina in alto. Un indizio? Iliad della Irex, un Nokia N800, un Dell Mini con Ubuntu preinstallata… Quanto valore hanno in quanto oggetti in quanto tali, e quanto in conoscenza data dalla comunità che ci sta attorno e ne rendono la vita infinita? E senza motivazioni che si legano al PIL… Anzi, e come fare a motivare la loro esistenza conteggiando solo il loro valore in PIL?

Un anno e rotti fa avevo esplicitato delle cose in queste frasi, oggi abbiamo la tecnologia pronta per provare a lavorarci… Vedremo. Quel post ed i suoi commenti dopo un anno sono quanto mai attuali, ma forse il rilancio degli Open Data anche in Italia sta iniziando a cambiare qualche regola del gioco? Forse. Lo spero.
Già poter essere parte di questa sfida assieme a Gigi Cogo, Ernesto e le sue sintesi Open Links, Titti e Nicola è una bella sensazione, ognuno con le sue contaminazioni ed idee.

Aver poi ritrovato Massimo Marchiori sempre in forma è un altro solido paletto per un po’ di speranza .)

Tornando alla parte più tecnica rilancio questa presentazione di Alexandre Passant e John Breslin con la pubblicazione del volume “The Social Semantic Web”, di una settimana fa:

Chiudo in bellezza poi con una segnalazione di SSethi via Twitter, con questa splendida metafora per capire le potenzialità di RDFa in generale: