Anche quest’anno grazie ad IWA Italy ho portato le mie provocazioni a SMAU, come accennavo la settimana scorsa nell’ultimo post.
La versione breve l’ho già pubblicata nel blog di IWA Italy, ora arrivano le considerazioni personali e più profonde.
Ovviamente molti dei temi sono un excursus del post sulle comunità intelligenti di qualche settimana fa.



  • la partecipazione è stata alta: rispetto all’anno scorso sicuramente un successone. L’ora dell’intervento ( le 16 ) ha sicuramente facilitato. La conoscenza, anche solo superficiale, dei temi trattati era minima. Per alzata di mano, su 40, 50 persone, circa 10 conoscevano il tema degli Open Data, circa 2 quello del Linked Data e circa 10 quello dei Big Data. C’è molto da lavorare per aumentare il livello di consapevolezza.
  • con il senno di poi, il mio approccio nel voler raccontare un minimo di scenario è servito: è importante emozionare e far percepire che ci sono aziende che stanno creando valore in questo campo, e nel medesimo istante esiste uno scenario di tecnologie che meritano attenzione. Per la parte più didattica e formale, e come apripista alla presentazione che ho portato, direi che quella di Daniele Crespi sia ottimale in effetti:

  • non ho affrontato il tema del ROI degli Open Data, tanto caro a tanti altri: sarebbe stato troppo lungo. Citare casi reali e modelli di business mi sembrava sufficiente. E forse più utile poi a capire dove e come ci si potrebbe muovere. Soprattutto per i vantaggi relativi alla visibilità naturale online grazie a quello che ho sempre chiamato Data Web Marketing. La SEO del futuro, in un certo senso. Un motivo molto pragmatico quello del contenuto di valore, che passa anche per i dati. Tutto per facilitare conversazione ed ingaggio reale delle persone. Su questo ci sarebbe da aprire tutto il tema dei dati strutturati ( Rich Snippet e altro ). Da ritornarci.
  • tecnologie e mode sono integrate in un’unico grande mondo: con il sovrapporsi delle bolle ho proprio cercato di far passare questa sensazione. L’immagine è qui sotto:


    Open Data non è solo il dato proveniente dalla pubblica amministrazione, nè solo il dato condiviso in chiave di maggior trasparenza: Open Data è dato NEL Web ( se pubblicato con la dimensione tecnica del Linked Data ) a vantaggio di n parti. Open Data è dato proveniente dall’azienda, dalla comunità e pure dagli utenti stessi.

    Perchè non usare piattaforme e strumenti per navigare gli Open Data a vantaggio dei nostri dati personali? ( si chiamano Midata, sono associati al movimento VRM, c’è un evento a Londra prossimamente )

  • in questi mesi si stanno muovendo molte cose tra attori e filiera dei dati in Italia. Serve però maggior attenzione su un tema fondante: quello della difesa e gestione del bene comune. E’ una delle dimensioni che vanno ad unire argomenti anche scomodi, come quello della decrescita, ad esempio. Rifocalizzare i flussi di valore non solo a breve, ma a medio e lungo termine e ripensare il valore stesso che diamo al termine “privatizzazione” è diventato fondamentale.


    Per questo enfatizzare filiere nuove come quelle che si stanno creando con l’economia della condivisione o di maggior peso delle comunità sul loro bene comune, è divenuto il tassello fondante di tutto lo scenario.
    Wikitalia e luoghi come Spaghetti Open Data rappresentano questa discontinuità nella consuetudine di interpretare il lavoro, lo Stato e il ruolo di noi cittadini.

    Serve maggior racconto, anche di questa dimensione.

  • breve accenno al ruolo di E tu cosa ci vedi in una dimensione locale di riuso e di riflessione di pratiche esistenti: perchè non inserire nei bandi di partecipazione urbana vincoli di riuso e di rimessa in circolo delle idee e dei dati emersi nel corso del processo, e pagati da un ente pubblico? ( smart city dei poveri, se volete, ma intelligente )
  • come sempre, infine, ho enfatizzato la dimensione di continuità tecnologica tra Big Data, Open Data e Linked Data: solo due delle persone presenti avevano sentito il termine Linked Data, per cui immagino sia stato utile. Aziende stanno usando queste tecnologie a diverso livello, e non è più solo accademia da diverso tempo. Sfatiamo molti miti, per favore. Attori come spaziodati.eu sono attori reali, e questa volta erano pure presenti a SMAU con lo stand, segno che i tempi sono maturi.
    Gartner ha inserito queste tecnologie nei loro report annuali, e l’articolo segnalato rappresenta in maniera chiara il valore della dimensione Linked dei dati: quella di contesto.
  • nella filiera dei dati ho giustamente citato la bella infografica sul contest a cui ho dato una mano a cavallo del mio matrimonio ( tra l’altro :) ), tra il 2011 ed il 2012. Sto parlando di Appsforitaly.org. Un’occasione importante per sondare il reale interesse su questa filiera, oggi quanto mai importante per far fare un salto di qualità a questo Paese. Assieme ai casi nascenti del settore del Data Journalism, altro vettore importantissimo da evidenziare.

Non ultimo come dimenticare che nel mondo dei social media, e della Business Intelligence a loro applicata, anche il dato come conversazione e come social object diventa fondamentale.
Open Data Engagement, per dirla alla W3C, è una parte essenziale per il quadro strategico.

Conoscere poi direttamente Luca Corsato è stato un piacere, davvero: in Veneto si stanno muovendo molte cose, e questo grazie a persone che si stanno dando da fare. E questa è sicuramente Luca, assieme agli amici Roberto e Gigi
Chissà che non riesca a dare una mano più attiva pur io.

Di sicuro c’è che serve maggior cultura e coinvolgimento della nostra classe dirigente: stiamo dando delle spallate, ma non basta. Chi ha i mezzi e il ruolo per prendere decisioni importanti, anche nelle imprese, è per lo più scollato dalla dimensione del reale.
Come fare per avvicinarlo? Questo era uno degli obiettivi di questo speech, e forse è andata bene.
C’era un’azienda che usa le ontologie nel campo biomedico: finalmente non sembra fantascienza :)