Sembra strano, ma questo blog a febbraio 2015 ha compiuto ben dieci anni. Un luogo dove ho fermato su “carta“ e condiviso alcuni dei miei pensieri, molti appunti e molte riflessioni che rileggere oggi fa pensare, ma che nello stesso tempo, aiuta a crescere.

Negli ultimi anni le vicende della vita hanno messo nel mio flusso quotidiano altre priorità, e gli strumenti che la Rete ha partorito in questi anni sono aumentati enormemente. Alcune delle cose che ieri si pubblicavano nei blog, oggi sono storie e frammenti sparsi per gli n social network che usiamo tutti quanti.
Voler recuperare il proprio lifestream distribuito, anche solo come modo di archivio del proprio io non è banale, e di certo non è semplice.
Specie cercando un equilibrio migliore del “donare” i propri pensieri ed i propri dati SOLO agli n intermediari della Rete che esistono oggi.

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Giorni tosti...

Pubblicato nella categoria Comunicazione

Certe dinamiche da affrontare sono complesse, quasi come poggiassimo lo sguardo su un prisma, piu’ si cerca di mettere a fuoco la cosa e piu’ ti si divide in mille fasci di luce che non ti aspettavi di trovare…

In tutto questo dipanarsi e schiarisi di idee e concetti, in questi giorni mi ritrovo abbastanza in questo post:
-> Bisogno ≠ richiesta

[…] è essenziale distinguere tra bisogno e richiesta. Spesso i clienti, ma anche in generale le persone con le quali interagiamo, ci fanno delle richieste. Esse nascono per soddisfare un bisogno.
In linea di massima, un bisogno può essere soddisfatto in modo diversi. Spesso chi “chiede” qualcosa non si rende conto che dire no alla sua richiesta non è segno di mancanza di volontà di soddisfare quel suo bisogno. A volte non si può procedere in quel modo, oppure ci sono mezzi e strade migliori che permettono di raggiungere un certo scopo più facilmente o con un effetto ancora più visibile.

Quante volte invece, ci si ferma alla richiesta pensando che sia una sorta di linea del Piave: “se non la soddisfi è perchè non vuoi aiutarmi” oppure “questo è ciò che serve per risolvere il mio problema in azienda, non altro”. Vale anche in politica, ovunque. Bisognerebbe sempre cercare di capire “cosa c’è dietro” e non soltanto “fare quello che mi chiedono”.

I grassetti sono miei.

La comunicazione e l’arte di intendersi e’ un processo sempre in evoluzione, e non si e’ mai troppo bravi o troppo preparati nel saperlo fare.

Questo puo’ essere un valido aiuto nello stilare i nostri pensieri, provero’ ad adottarlo:

-> How to get your slides noticed » SlideShare

Altro non vorrei aggiungere: seguite il mio tumblr per capire di cosa mi sto interessando in questi giorni…

Diciamo che si sta cercando di dipanare il velo attorno a FullOut, ci sara’ uno step importante a breve…

La prossima settimana…

work in progress

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Riprendo le parole di Stefano Epifani, richiamando giustamente l’attenzione su qualcosa di davvero fondamentale.
-> Non capisco: sarà la paura?

Non sarà che il terrorismo a mezzo carta bollata funziona davvero?

Non ho molte parole per descrivere queste cose, se non pensando alla liberta’ di espressione, mentre la mente vaga verso le direzioni che prende la giustizia in Italia, in questo modo.
Ecco l’articolo 21 dalla nostra Costituzione, facciamo un ripasso:

**Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.**

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

FarsiMedia: e’ importante, ne avevo gia’ parlato diverso tempo fa…

-> Farsi media: alcuni links…

E’ anche vero che e’ giusto richiamare la nostra attenzione e raccogliere l’appello di Stefano: non sono tanto le persone in gioco il problema, ma il fatto in se’ e quello che puo’ rappresentare. Verso un maggior senso di responsabilita’ dei blogger, probabilmente, caro Luca.

Secondo me, le persone che pubblicano online e lasciano che quello che scrivono sia letto da chiunque non dovrebbero essere condiserati necessariamente editori ma non dovrebbero considerarsi totalmente irresponsabili per quello che scrivono. Secondo me, l’idea che una persona scriva online mettendoci la sua faccia è parte integrante della credibilità dei blog: e se lo fa è assurdo che chi lo fa non se ne assuma la responsabilità. Aggiungo (anche se questo è meno certo dal punto di vista giuridico) che dovrebbe sentirsi responsabile anche di ciò che si scrive nei commenti ai suoi post. Perché i commenti sono parte del blog ed è il blogger l’unico a poter eliminare quelli che contengono elementi di illegalità.

Penso che l’influenza dei blog crescerà anche in relazione al senso di responsabilità che i blogger coltiveranno nei confronti di quello che avviene sui loro blog. E che non occorra la legge sull’editoria per sostenere questa ipotesi.

Qua si e’ toccato un tasto dolens di come funziona il sistema Italia.

E una probabile debolezza nel sistema New Media, dove l’unica soluzione che vedo e’,di nuovo, la Conoscenza e l’Emergenza di tali fatti, e di tali precedenti. Questa e’ la forza della Collettivita’. Per questo serve parlarne, proprio come fa giustamente notare Stefano.

Anche perche’ con questi stessi strumenti si fa sempre piu’ business, sempre piu’ Mercato: nella conversazione e’ fondamentale l’equilibrio e la reciproca consapevolezza nella forza dello strumento, da entrambe le parti.

Alcuni temi sono particolarmente delicati, questo e’ vero: pero’ i confini tra diritti e liberta’ sono molto labili…

Solidarieta’ per chi e’ finito sotto queste tristi vicende…

Chissa’ che la blogosfera italiana non batta un colpo…

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Matteo Brunati

Sono un appassionato di tutto quello che ha relazione con la Rete, specie al confine tra tecnologia e società. Open Data e Linked Data sono nuovi livelli di un bene comune digitale, oggi riusabile come se fosse un Lego.
La società dei dati, anche con l’hype dei Big Data, mi affascina: ma serve maggiore riflessione condivisa.


Community Manager @ SpazioDati, su Dandelion API e Atoka.


Trento