LinkSys Nas200 arrived…

[ this post was published on wednesday, but it disappeared on the evening, for unknown reasons.... i'm reposting it with the same ideas.... ]

Following some old thoughts…
-> My personal ideal home network

The LinkSys NAS200 was arrived in these days .)

Linksys NAS200

In the next days, i’ll test it…
With some photos, of course.

Now i’m formatting the two 500GB hard disks ( two Samsung HD501LJ, take a look at Tom’s Hardware List, they are in a nice position )…

-> Review: Linksys NAS200

I have just configured as RAID1 without using the installation procedure, but as Ryan says, using the IP and the HTTP admin interface and NOT the EXE setup program [ having Ubuntu and MacOsX ], so easy .)

Like the NAS200’s packaging, the CDROM was neatly branded. I didn’t have high hopes for running the Setup Wizard, but I did give it the college try. From the command line, I navigated to the CD and typed “wine Setup.exe” and cringed as several error messages appeared in my terminal. I didn’t bother going any further with this. Knowing the NAS200 would be assigned an IP address via DHCP from my router, I launched Firefox and navigated to http://192.168.1.102. I felt a small measure of relief watching the NAS200’s administrative page load within my browser. This feeling was soon found fleeting as I attempted to log in. The default username and password listed in the manual did not work. A few curses later, I remembered the default login (admin / admin) used by my Linksys router and gave that a try. It worked.

Obviously, my IP is not this one .)
But one thing strange, when i powered it…

Dear Ryan! Thanks for your test! I am looking for a reliable and yet handy NAS. My impression is, that this field ist relatively new and therefore there are many products that are not fully developed.. let’s put it that way. However, the first impression of the LinkSys NAS200 was very good. (Open source firmware, feature set, etc.) There is one thing that kept me busy all night: After set-up as RAID1(all new, no existing data on any drive, etc.) and formatting the NAS200 starts a rebuild. See http://members.kabsi.at/losti/screen.JPG for a screenshot. The disc LEDs on the front panel flash alternatly. This makes no sense and can’t be abandoned etc. There IS no data to rebuild, so why?? The drives (ST3500630AS) get EXTEMLY hot and it would take a long time for this rebuild to complete (~5 mins per %). No RAID system (e.g. Promise TX2300) used before ever showed such behaviour. Did you experience this rebuild after set-up too or do I have defective unit? Your feedback (or of anyone else) would be highly apprechiated! Andi

I have the same problem as told by this comment, by the way it works fine now…
My disks weren’t so hot, but i don’t understand why rebuild RAID1 if there isn’t nothing to rebuild… Mah…

Anyway, now it works fine…

Main purpose: backup my data without any crap or configuration accross my LAN
With the power of the Net .)
And the scalability of the Moore law in the Disk area… ( changing disks without changing the unit )

Testing with also an idea of RDF storage, maybe .)

Others opinions and impressions on it in the next week

Skype, 3, Telefonia e Wi-Fi…

Ok, sembra davvero una notizia bomba…
-> Chiamate gratis dal cellulare Skype+3

Il cellulare in questione è in vendita già da oggi sui siti di Skype e di 3 e dalla prima settimana di novembre in tutti i negozi al prezzo di 99 euro oppure a 0 euro con il comodato con 3. Il videofonino 3G (che vedete in foto) è dotato di un tasto per l’accesso alle funzionalità Skype – basate su protocollo VoIP. Nell’abbonamento ci sono 10 ore di telefonate e 600 messaggi di chat con utenti Skype compresi. Il tutto senza bisogno di trovarsi in zone wi-fi ma sfruttando la copertura Umts di 3 (l’85% del territorio nazionale).

Via Mantellini

Pero’ c’e’ qualcosa che non mi torna: l’unico neo seriamente visibile, oltre a doversi comprare l’ennesimo cellulare, e’ del limite di 10euro di ricarica al mese, obbligatorio.
Che pero’ rimane come credito per il resto delle telefonate…

Poi si possono chiamare i propri utenti Skype a costo zero. ZERO.
Questa mi pare in sintesi la faccenda.

Da come riassumo da Alessandro Longo:
-> Come stanno le cose sullo Skypephone
e da questo forum di telefonino.net:
-> Vi spiego SkypePhone

Mmmm…
Io ho un Nokia N800, e al lavoro sono collegato, poi a casa ho il Wi-Fi, dove posso far girare Skype come se l’avessi sul cellulare…
Pero’ se vado in giro?

Wi-Max o meglio copertura e accesso Wi-Fi e tecnologie vicine: se aggiungiamo FON come personaggio nella storia, e se togliessimo l’illegalita’ delle reti Wi-Fi in Italia, avremo il futuro gia’ in casa, direi…

Non dico sia male come offerta, ma a pelle mi sembra davvero un allungamento temporale per dei modelli di business soliti, con qualche agevolazione in piu’ pero’, del solito. Lo ammetto.
Come su un commento del post di Alessandro:

In futuro, spero imminente, ci sarà il Wi-max. I cellulari si adegueranno a questo nuovo tipo di connessione molto più veloce e potremmo anche non aver più bisogno della sim, con questo stratagemma invece blocchiamo il presente per tanti/troppi mesi.

La stessa sensazione, cosi’ su due piedi, mi pervade.
E usare standard SIP, interoperabili e basta, no? Proprio Skype…

Comunque sia, questa cosa rappresenta un interessante ibrido verso il TCP/IP Mobile del Wi-Fi e del Wi-Max, con IPV6 magari abilitato: parlo del modello di business, of course.
Basterebbe fare una flat dati sana, e avremmo tutte le innovazioni a portata di mano.

Se aggiungiamo al quadretto, l’uscita di Google con il nuovo layer mobile, Open Handset Alliance:
-> Android Overview

Android™ will deliver a complete set of software for mobile devices: an operating system, middleware and key mobile applications.

Il tutto basato su Linux, ricordiamocelo.
Via News ufficiale “Where’s my Gphone?“.

Mmmm… ( e Open Moko dove lo mettiamo? )
Anche Stefano ne parla, e nemmeno lui mi pare proprio felice, a dirla tutta…

Si preannunciano sfide interessanti.
AGGIORNAMENTO: anche Stefano Bellasio fa una bella sintesi in merito

In realtà tutta questa innovazione in casa Mountan View ha poco di “open”, il tutto rimane infatti nelle grandi mani di Google, che si prepara ad allargare il suo dominio delle informazioni non solo sui social network, ma anche sulle comunicazioni mobili.

Ora anche alti grandi gruppi telefonici(hanno aderito al progetto più di 30 nomi) avranno un partner su cui fare affidamento, Google non rifiuta nessuno, ma iniziano a diffondersi i primi dubbi sulla volontà di investire in risorse open da parte dell’azienda, a molti pare ancora una mossa per allargare solo il proprio dominio. I pareri in rete, come riporta Giacomo, non sono tutti favorevoli.

Io compreso, direi.

Tornando a noi…
La sensazione che si stia bloccando una certa innovazione tecnologica, che condurra’ all’ubiquitous computing, e’ molto forte…

Credo che il lavoro che stiamo portando avanti con M.A.N. at work [ dal wavecamp ] possa risultare un interessante caso studio, ne riparleremo a breve .)
Anche nei confronti del futuro portato con il Wi-Max, cosi’ predisposto e venduto… Mah…

Ecco uno dei motivi perche’ sostenevo il fatto che l’Iphone abbia Wi-Fi e non UMTS, ma su questo ci ritorneremo…
Il fatto che Iphone innovi e’ fuor di dubbio, da questo punto di vista…

OpenSocial API di Google: puzza molto la cosa…

Impossibile non parlarne, pochi fanno emergere alcuni risvolti davvero tristi della questione…

-> Contrappunti/ Google in ritardo?

Per esempio Google in questi giorni sta presentando un progetto, rivolto al mondo dei social network, che prende il nome di Open Social. Si tratta di una serie di API, rilasciate liberamente, attraverso le quali qualsiasi sviluppatore potrà inserire applicazioni e contenuti dentro molti differenti social network fra quelli esistenti.

Oggi invece, con il progetto delle API libere di Google, l’idea di OpenData, sostenuta da alcune piccole aziende innovative come Broadband Mechanics, NetVibes, Plaxo e poche altre, potrà avere forse maggior seguito. Ed è importante notare come dalle prime dichiarazioni al progetto Open Social abbiano subito dato collaborazione grandi siti come MySpace (anch’esso evidentemente preoccupato dell’ascesa irresistibile di Facebook), Ning e molti altri.

Partiamo da una serie di riferimenti, per capire…

Shelley Powers ne ha scritte diverse, che meritano attenzione:
-> Thoughts: Leopard and OpenSocial – Updated

The OpenSocial does not enable ‘the social graph’. This API is meant to be hosted in different social network applications, using a combination of HTML and JavaScript. This is not a web services API, which is what you would need with the so-called ‘open social graph’.

This is a way for 3rd party application developers to create an application and only have to worry about integrating it with a couple of different platform APIs, such as Facebook’s and OpenSocial. One social platform can develop widgets to another social platform, but that’s nothing more than a direct link between two applications–it’s not ‘open’, there is no universal pool of data goodness from which to suck, like bees and nectar.

Se passiamo poi al post successivo, vediamo altre cose succulente:
-> Terms

Perhaps the world will read the terms of use of the API, and realize this is not an open API; this is a free API, owned and controlled by one company only: Google. Hopefully, the world will remember another time when Google offered a free API and then pulled it. Maybe the world will also take a deeper look and realize that the functionality is dependent on Google hosted technology, which has its own terms of service (including adding ads at the discretion of Google), and that building an OpenSocial application ties Google into your application, and Google into every social networking site that buys into the Dream. Hopefully the world will remember. Unlikely, though, as such memories are typically filtered in the Great Noise.

Come sfruttare il sensazionalismo della parola Open in una chiave di lettura che vede nell’Open molto poco, in effetti.

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Liberta’ di espressione? Mica tanto…

Riprendo le parole di Stefano Epifani, richiamando giustamente l’attenzione su qualcosa di davvero fondamentale.
-> Non capisco: sarà la paura?

Non sarà che il terrorismo a mezzo carta bollata funziona davvero?

Non ho molte parole per descrivere queste cose, se non pensando alla liberta’ di espressione, mentre la mente vaga verso le direzioni che prende la giustizia in Italia, in questo modo.
Ecco l’articolo 21 dalla nostra Costituzione, facciamo un ripasso:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

FarsiMedia: e’ importante, ne avevo gia’ parlato diverso tempo fa…

-> Farsi media: alcuni links…

E’ anche vero che e’ giusto richiamare la nostra attenzione e raccogliere l’appello di Stefano: non sono tanto le persone in gioco il problema, ma il fatto in se’ e quello che puo’ rappresentare. Verso un maggior senso di responsabilita’ dei blogger, probabilmente, caro Luca.

Secondo me, le persone che pubblicano online e lasciano che quello che scrivono sia letto da chiunque non dovrebbero essere condiserati necessariamente editori ma non dovrebbero considerarsi totalmente irresponsabili per quello che scrivono. Secondo me, l’idea che una persona scriva online mettendoci la sua faccia è parte integrante della credibilità dei blog: e se lo fa è assurdo che chi lo fa non se ne assuma la responsabilità. Aggiungo (anche se questo è meno certo dal punto di vista giuridico) che dovrebbe sentirsi responsabile anche di ciò che si scrive nei commenti ai suoi post. Perché i commenti sono parte del blog ed è il blogger l’unico a poter eliminare quelli che contengono elementi di illegalità.

Penso che l’influenza dei blog crescerà anche in relazione al senso di responsabilità che i blogger coltiveranno nei confronti di quello che avviene sui loro blog. E che non occorra la legge sull’editoria per sostenere questa ipotesi.

Qua si e’ toccato un tasto dolens di come funziona il sistema Italia.

E una probabile debolezza nel sistema New Media, dove l’unica soluzione che vedo e’,di nuovo, la Conoscenza e l’Emergenza di tali fatti, e di tali precedenti. Questa e’ la forza della Collettivita’. Per questo serve parlarne, proprio come fa giustamente notare Stefano.

Anche perche’ con questi stessi strumenti si fa sempre piu’ business, sempre piu’ Mercato: nella conversazione e’ fondamentale l’equilibrio e la reciproca consapevolezza nella forza dello strumento, da entrambe le parti.

Alcuni temi sono particolarmente delicati, questo e’ vero: pero’ i confini tra diritti e liberta’ sono molto labili…

Solidarieta’ per chi e’ finito sotto queste tristi vicende…

Chissa’ che la blogosfera italiana non batta un colpo…

Telecom Italia, digital divide, e leggi folli…

Questa vicenda dimostra quanto l’Italia possa far casini e inibire l’innovazione in modi quasi comici e fare di tutto per non rendere il proprio Paese competitivo nell’era della Conoscenza…
Bisogna rimboccarsi le maniche e recuperare su molti fronti la cosa…

Piccola disgressione personale

Davvero incredibile: in breve a gennaio mi hanno chiuso Alice ADSL a 4 Mbit, solo perche’ ho cambiato contratto, da aziendale a residenziale. Punto.
Ha priorita’ il tipo del contratto sull’esistenza del cliente come persona fisica. Presente sempre nel medesimo domicilio.
Tra l’altro, e’ stata interessante la velocita’ con cui hanno chiuso la linea: praticamente 24 ore da quanto hanno effettuato il cambio del contratto.

Sorrido, se penso a quanto avevo penato per aprirla, a suo tempo.

Ho cosi’ scelto di attivarmi una linea solo dati, [ e per favore, sfatiamo certi miti che non si possa fare, grazie ] e di chiudere quanto prima la linea Telecom.

Ma a seguito di rimpalli tra il 191 e il 187, la linea e’ rimasta attiva per diversi mesi, anche dopo la raccomandata di richiesta cessazione del contratto.
Ora sto finalmente chiudendo la pratica con il 187, si spera con esito positivo…
A quanto pare sono finito in mezzo ad un limbo burocratico, ma sembra che il reclamo stia procedendo a buon punto.

Il servizio del call-center, per fortuna, per ora sembra ottimo, rispetto alle vicissitudini avute.

Se partiamo da qualche news di tempo fa, tipo:
-> Arriva il bitstream si, ma arriva anche il canone per le linee solo dati
-> La nuova Adsl all’ingrosso piange :

[..] a una prima lettura colpiscono gli alti costi per fare alternative ad Alice Home Tv (ben superiori al costo della stessa Alice Home Tv) e la quantità di sovrapprezzi imposti alle Adsl nude. Non solo un canone maggiorato di ben 9,71 euro al mese, ma ache costi di recesso, attivazione, subentro…assenti sulle Adsl all’ingrosso attivate in presenza di linea voce.

Si puo’ quindi chiudere il cerchio con questa news interessante di Punto Informatico, di questi giorni:
-> ADSL nude, e ora sono sorci verdi

In un Paese che ha gia’ grossissimi problemi di cultura digitale, banda larga, Net Neutrality e molto altro…
Questa e’ proprio la ciliegina sulla torta.

Senza parlare della follia pura della retroattivita’, da lasciare senza parole.

“Giusta o sbagliata che sia la richiesta di un canone aggiuntivo – insiste AIIP – non ci pare equo ed opportuno che tale richiesta venga effettuata retroattivamente, per di più per un periodo di oltre un anno. L’Associazione Italiana Internet Provider chiede pertanto che Telecom Italia riconsideri immediatamente il suo progetto di fatturazione retroattiva. Il grave disorientamento che ne deriverebbe all’utente sarebbe insanabile, se passasse il principio dei prezzi indeterminati. Ciò causerebbe una grave distorsione del rapporto che ogni operatore ha con la clientela finale, su cui questo aumento andrebbe sicuramente ad incidere e ciò senza valutare affatto la valenza anticompetitiva di tale condotta”.

Rileggiamo un attimo queste righe, prima di proseguire oltre: bisogna comprenderle per bene…
Ci sono molte cose in gioco.

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