Oggi inizio a raccontare un’esperienza che sto facendo nel facilitare e nel promuovere una ridistribuzione del valore che si crea nel corso dei processi di partecipazione urbana.
Un luogo di contaminazione interdisciplinare davvero tosto, sfidante per moltissimi punti di vista.

Tutto nasce a fine anno, a cavallo del Natale ( praticamente alla vigilia se devo dirla tutta ), a livello operativo.
Ma è una storia vecchia, una contaminazione che mi aveva davvero catturato un anno e rotti fa:
-> Open Data e progettazione urbana partecipata: crowdsourcing locale integrabile nel globale, thanks to Fram_menti

Avevo scritto delle cose belle, bellissime, che ora riesco a realizzare. Già questo è stupendo, ed elettrizzante.
Il progetto che sto seguendo fa riferimento a due distinte collaborazioni tra processi partecipativi ed il luogo digitale: si chiama E tu cosa ci vedi?.
Ho iniziato un piccolo, piccolissimo racconto spiegando cosa vogliamo fare, quando era iniziata l’esperienza con Venezia.

C’è l’idea di aumentare la realtà, facilitando l’integrazione con il luogo digitale, e re-inventando il processo partecipativo urbano, frutto delle discipline dell’architettura e dell’urbanistica. Ma c’è anche la volontà di aiutare a creare il bene comune del racconto dell’ecosistema in cui viviamo. Rilasciando ove possibile i dati grezzi raccolti secondo i paradigmi dell’Open Data, ed integrandoli con quei mondi di senso che sono di tutti, e quindi anche nostri, come le mappe create dall’intelligenza collettiva di OpenStreetMap.

Continua a leggere

Un post veloce per riprendere un po’ di materiale visto negli ultimi giorni in Rete, che merita una citazione per una rilettura doverosa, magari sotto l’ombrellone, in attesa di un autunno denso denso di progetti ed iniziative .)

Parto da un ottimo video segnalato da Gigi Cogo sugli Open Data applicati alla mobilità:

A Case for Open Data in Transit from Streetfilms on Vimeo.

Si continua con un post di sintesi utile a far capire le direzioni del Web of Data almeno a livello potenziale, scritto da Alberto d’Ottavi sul futuro del libro e dei giornali, definendoli “giornali come database”:
-> Ebook, Una Festa + Le API del New York Times: I Giornali Sono Database

Un’ evoluzione quella delle API del New York Times partita da lontano, dal 2009 in effetti come da video sottostante, e comunque posteriore a quella del Guardian, passata anche da questo step del 13 gennaio 2010:

New York Times Announcement at SemTech 2009 from Semantic Universe on Vimeo.

E’ comunque doveroso integrare la relativa discussione su FriendFeed:
-> http://friendfeed.com/dottavi/6f7ef36f/ebook-una-festa-le-api-del-new-york-times-i

In questa discussione è tornato di prepotenza il tema DBPedia, sul quale inviterei a riflettere collegandoci al tema dell’estate, i social network geolocalizzati come FourSquare o Gowalla

Ben prima della loro ribalta ed in maniera assai più aperta esisteva ed esiste in effetti DBPedia Mobile, che pero’ non aveva aspetti di incentivo social o ludici, ma forse era troppo presto anche per il discorso mobile ed il relativo tasso di diffusione ( aprile 2008 ):

Continua a leggere
  • Pagina 1 di 1

Matteo Brunati

Sono un appassionato di tutto quello che ha relazione con la Rete, specie al confine tra tecnologia e società. Open Data e Linked Data sono nuovi livelli di un bene comune digitale, oggi riusabile come se fosse un Lego.
La società dei dati, anche con l’hype dei Big Data, mi affascina: ma serve maggiore riflessione condivisa.


Community Manager @ SpazioDati, su Dandelion API e Atoka.


Trento