A settembre 2017 la comunità di Spaghetti Open Data (detta, in amicizia, SOD) ha compiuto sette anni. Tanti? Pochi? Davvero non lo so. Nel libro sul civic hacking in Italia a cui stiamo lavorando io ed Erika, abbiamo riservato un po’ di pagine proprio alla comunità di Spaghetti, alla sua la storia e a come è cambiata nel tempo. Qui voglio condensare un po’ di dati, un piccolo bignami in vista di MERGE-it, il ritrovo che ci sarà il 24 marzo a Torino.
SOD è stata, prima di tutto, un caos creativo: un insieme informale di persone, che ha vissuto alti e bassi, diventando una parte importante del panorama italiano sul civic hacking. Questa comunità è stata in grado di interpretare un momento storico (l’introduzione degli Open Data in Italia) e cerca sempre se stessa, soprattutto oggi.

Se non hai nessuna alba di cosa sia Spaghetti Open Data, ti rimando alle slide che ho usato nel giugno 2016 per la conferenza OpenGeoData Italia.



Alcuni numeri sulla comunità di Spaghetti Open Data

Questi sono dati aggiornati al 10/3/2018.



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E’ elettrizzante avvicinarsi a questo weekend: infatti, per chi non lo sapesse, ci sarà il primo raduno della comunità di Spaghetti Open Data .) ovvero #SOD13 se vorrete parlarne online.

E’ incredibile la vitalità che ha raggiunto una comunità partita a fine 2010, son felice di farne parte e di aver dato una mano soprattutto nelle fasi iniziali, ben prima che ci fosse un dati.gov.it! La cosa ancora avvincente è l’estrema diversità dei contribuiti, delle esperienze e della voglia di imparare assieme, gli uni dagli stimoli degli altri.

Ma quella più importante, è che attraverso la comunità si chiude il cerchio di quel lavoro per il bene comune che non deve essere gestito solo delegando allo Stato, ma mettendosi in prima persona, facendo emergere le mancanze delle norme e cercando di trovare il filo conduttore per lavorare assieme, e non più come entità separate ( parlo del cittadino e dell’attore PA di turno, c’è molto lavoro da fare su questo )
Le comunità intelligenti, le smart cities, partono dalla volontà di partecipare, non dalla tecnologia.

Sarà un raduno notevole, con una mezza giornata di presentazioni, un sabato di hackaton e la domenica di tutorial con un minicorso di @napo aka Maurizio Napolitano.
E non è un caso che noi tutti abbiamo voluto dedicarlo ad Aaron Swartz, una specie di fratello spirituale: il suo lavoro deve continuare.

Io ci sarò sicuramente il venerdì, sia il pomeriggio che alla cena sociale la sera ( neve permettendo ), e se riesco pure la domenica, ma ho molte cose in arretrato ( molte cose relative agli open data in effetti, un master da preparare per una docenza in sardegna a febbraio, e open matera a metà febbraio .)

Porterò l’esperienza fatta come attore della società civile con Wikitalia ed il comune di Firenze, un’esperienza a cavallo del mio matrimonio, fatta davvero bottom up, dalla quale sarà utile capire come far nascere una best practice.

Ne parlano in tanti:

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Intervengo nella discussione di qualche tempo fa, a cui hanno partecipato Titti Cimmino e Maurizio Napolitano, per aggiungere un po’ di note a margine.
Per avere il quadro completo, serve leggerli:
-> Open Data: non avevo capito niente. Lo zeitgeist italiano è l’ignoranza?
-> ma cosa vuol dire open data?

Non ripeto le osservazioni fatte da entrambi, meritano e danno una lettura generale che appoggio in pieno.
Il concetto che vorrei far passare è questo: fare Open Data non è il punto di arrivo, ma solo uno step importante su un percorso assai più grande. Quello di usare il Web al suo massimo potenziale. Non solo a livello tecnico, ma sociale a tutto tondo.
E per fare questo percorso, serve delimitare correttamente ogni passaggio intermedio: se un anno fa in Italia poteva esserci un po’ di confusione sul tema dato pubblico != open data, ( all’evento Fammi Sapere avevo dedicato proprio un aspetto di questo passaggio ) ora dopo materiali e discussioni a disposizione, questo non è più possibile.

Siamo in un percorso, e non arriveremo tanto presto alla fine.
Abilitare davvero a livelli corretti l’Open Data in Italia, sia a livello di PA che a livello di privati, potrebbe essere il volano per cambiare le regole di questo Paese, e poi se non ora, quando?

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Matteo Brunati

Sono un appassionato di tutto quello che ha relazione con la Rete, specie al confine tra tecnologia e società. Open Data e Linked Data sono nuovi livelli di un bene comune digitale, oggi riusabile come se fosse un Lego.
La società dei dati, anche con l’hype dei Big Data, mi affascina: ma serve maggiore riflessione condivisa.


Community Manager @ SpazioDati, su Dandelion API e Atoka.


Trento