-> USA, aumentano le email che si pagano

La posta elettronica a pagamento, avvertivano già lo scorso anno i firmatari della petizione DearAOL, rischia di determinare anche per le email un problema di net neutrality: solo coloro che possono pagare si assicurano l’accesso al canale privilegiato, mentre coloro che non possono restano imbrigliati nei filtri antispam.
A creare questo sistema di posta elettronica a doppia corsia sono i fornitori di servizi: gioca a loro favore inasprire i sistemi antispam, capaci di cestinare anche la corrispondenza non-indesiderata, rendendo di fatto indispensabile la certificazione della posta, per la quale gli stessi fornitori di servizi vengono retribuiti.

Non discuto dell’utilita’ di tale servizio per le aziende, ma voglio puntare l’attenzione su…
Net Neutrality…

Non credo sia un caso che Internet, il Web, l’ipertesto non siano nati dentro e grazie alle aziende…
Servono ideali e visioni piu’ grandi, e serve piu’ energia intellettuale che, pur essendo grandi quanto volete, nemmeno le corporation possiedono…
**
Forse non c’entra il fatto che il povero operatore abbia sempre piu’ costi di gestione, per l’annosa questione della responsabilita’ del contenuto dei propri server…**
Deve pur inventarsi qualcosa per far pagare un servizio free, nato nel valore aggiunto della Rete,no?

Mah…
Sono perplesso…

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La settimana scorsa ho letto d’un fiato l’ottimo

Copertina del libro

-> Luci e ombre di Google - del gruppo Ippolita

Cosa si nasconde dietro il motore di ricerca più consultato al mondo? Quello che da molti era stato definito e osannato come il miglior strumento per districarsi tra le maglie di Internet, pare celare molti segreti ai suoi utenti. Si va dalla scansione delle e-mail del servizio Gmail alla indicizzazione proposta da Google che sembra in realtà non dare tutte le risposte richieste dall’utente, fino a ipotesi di violazione della privacy collettiva. Criticare Google attraverso una disamina della sua storia, la decostruzione degli oggetti matematici che lo compongono, il disvelamento della cultura che incarna significa muovere un attacco alla tecnocrazia e alla sua pervasività sociale.

Usando la versione online in PDF, e grazie all’Iliad non ho perso gli occhi e ho pure preso appunti ( a breve una recensione minuziosa del lettore )…

Diciamo che e’ un volume che fa da contraltare al libro di Battelle, “Google e gli altri” ( qualcosa qui ), ed e’ molto piu’ duro ed esplicito nello spiegare le logiche dietro al “ don’t be evil“ googliano…

E’ una lettura che consiglio, e che trovo quanto mai attuale, visto che nell’ultimo mese Google medesimo sta perdendo l’aurea mistica che lo ha sempre attorniato… ( dalla privacy a molto altro )

Ci sono degli spunti interessanti, anche troppi: alcuni li metto a mo’ di lista puntata intanto:

  • Google presuppone la superiorita’ degli algoritmi sulla scelta umana, e punta all’efficienza della ricerca, ma sembra dimenticarsi della ricerca in quanto tale, in quanto percorso. Soprattutto aggiungo io, nella VISUALIZZAZIONE del percorso che collega le cose. Io sto cercando questa visualizzazione.
    A volte, si impara di piu’ correndo, che semplicemente arrivando alla fine della corsa. Ma e’ facile dimenticarlo.

  • come vengono usati e abusati il free software e l’open source in Google: un vantaggio competitivo guadagnato anche grazie alla comunita’, e quindi alla collettivita’, che pero’ non viene distribuito assolutamente indietro. E questo inizia a trasparire…

  • democrazia diretta, Pagerank, brevetto sul Pagerank di proprieta’ della Stanford University e algoritmi sui grafi: si potrebbe sintetizzare come “il Re e’ nudo“… in pratica la democrazia tanto ossannata dal PageRank non e’ piu’ cosi’ chiara, come all’inizio…
    Visto che la concessione di utilizzo del brevetto sul PageRank scade nel 2011, Google lo sta costantemente modificando i pesi sui link, e tutto quello che fa non e’ certo pubblico, ne’ quanto meno brevettato. Quindi il ruolo del link in ingresso e in uscita come forma di voto per i siti, e’ ormai una visione alquanto semplicistica della cosa. E non proprio democratica.

  • la guerra degli standard: in un mondo perfetto, tutti saremmo attenti agli standard e a capirli sempre piu’, per favorirci vicendevolmente… stranamente Google e’ superiore a questa cosa, in un modo diverso dai comportamenti Microsoft pero’.Direi che si lavora ad un livello superiore. **Si riesce a far quello che lo standard vorrebbe permettere ( versione mobile e standard dell’home page, ad esempio ), ma SENZA standard e secondo modalita’ nascoste all’utente…
    E non e’ un caso che non ci si trovi a braccetto con certi standard che promuovino la decentralizzazione… **

  • la centralizzazione del sapere nelle mani di un ente privato PROFIT e’ sempre inquietante, qualunque esso sia: come appassionato del Semantic Web, se voglio rendere pubblica la mia rete sociale, i miei interessi e quello che mi riguarda ( quello che puo’ risultare utile, of course ), in forma DECENTRALIZZATA e sotto il mio diretto controllo, voglio farlo ( FOAF, OpenID e ClaimID, guarda caso, sono iniziative di singoli e di piccoli gruppi, non di aziende ).[ qualcosa di tecnico su Google Base e SemWeb, che potrebbe essere legato ]

Ci sarebbe molto altro da dire, mi riservo un modo piu’ chiaro per mostrare le connessioni tra idee e contenuti del libro, nel breve termine….

Aggiungo una piccola nota di complimenti, per il rischio e l’innovazione di questo gruppo Ippolita, che pubblica online e in forma cartacea quello che produce, lasciando alla maturita’ dell’utente il pagamento della versione digitale. ( il mio contributo arrivera’ presto )
Da qui:

Il progetto Ippolita promuove il guadagno personale, l’accumulo e arricchimento del singolo.Perchè solo individui sereni e autonomi possono condividere e creare in uno spazio collettivo. Affinchè i singoli membri del progetto possano investire il proprio tempo in attività di ricerca, piacere personale e appagamento, chiediamo a tutti voi una donazione.

Un altro segnale che qualcosa si sta muovendo, e che progetti come Metafora, possono trovare la loro strada verso equilibri nuovi e piu’ stimolanti per entrambe le parti che stanno giocando.

Io vedo delle assonanze interessanti…
Oltre al fatto che e’ fantastico poter avere i contenuti in forma testuale anke online, per poter tracciare le sezioni che ci interessano, o fare citazioni.. Stupendo :)

Continua a leggere

E’ un periodo davvero intenso…
E poter usare anche tumblr serve davvero a creare dei punti fermi…

Nel flusso informativo nel quale siamo immersi…

Un paio di cose importanti, sulle quali vorrei confrontarmi:

  • e’ un dato di fatto che esistono sia l’open source che il free software e nessuno lo puo’ mettere in dubbio
  • vedere che qualcuno cita la neutralita’ sulla scelta del software da parte della PA, mi fa sorridere: come puo’ competere un’idea e uno strumento chiuso e a pagamento con un altro donato alla collettivita’ e aperto, dove si e’ di fatto spostato il valore aggiunto e quindi la creazione di business? Il mercato da solo non e’ vantaggioso a priori, a quanto pare, e l’open source fa parte di questa consapevolezza - vedi l’Equilibrio di Nash ( _io credo che l’unione faccia la forza e che il sw proprietario si debba spostare verso l’alto, su alcuni settori non ha senso, e credo nella convivenza delle due cose _)
  • allo stesso tempo, come si diceva all’Opencamp, e come dice Roberto Galoppini, e’ vero che e’ ora che il metodo e la filosofia che stanno alla base di tutto questo, escano all’aperto e si crei tam tam mediatico, basato sui fatti e non sulle parole - Campagna di sensibilizzazione per promuovere l’open
  • ho appena finito di leggere Wikinomics: non ci sono parole per dirvi quanto e’ importante leggere questo volume, assolutamente basilare per capire cosa sta accadendo… ( a breve un sunto piu’ o meno scritto o a immagini ( note prese sull’iliad ), oppure anche qualcosa da integrare a quest’ottima base di partenza: I principi della Wikinomics

Credo sia il momento di rimboccarci le maniche un po’ tutti quanti e usare il nostro tempo per creare valore in questo mondo, capendo tutti insieme i rischi del gioco a somma zero in cui stiamo vivendo…

Wikinomics da questo punto di vista, e’ assai incoraggiante: fa capire come molti abbiano iniziato a giocare davvero e a cercare un nuovo equilibrio nel fare economia, creando circoli virtuosi a guadagno condiviso…

Quello che sta facendo il movimento open e’ proprio questo: **sta spostando la fase di creazione del valore aggiunto, in modo da velocizzare l’innovazione in certe aree, e rendere trasparenti altre aree…
**

Non dico che sia semplice da capire per i vecchi modelli di business: ma dico che ormai diventa prioritario iniziare a creare valore e fare business, pensando anche a quello che ci stiamo facendo nel presente…

E si parte dal clima, alla semplice idea di felicita’, all’idea che possiamo iniziare a usare la tecnologia per rendere la nostra vita efficiente e sapere che si sta lavorando in modo utile per qualcuno E per la collettivita’

Come si puo’ pensare che l’economia industriale e la sua crescita sia infinita, se si basa su risorse finite?
Come si puo’ pensare di non vedere che il momento di cuccagna di sfruttamento delle risorse sta finendo?
Possiamo creare valore ottimizzando tutta la catena produttiva, e lavorando molto sulla catena del sapere
Costi di distribuzione e di duplicazione del bene ormai nulli sul secondo…

E ricordiamo che:

Action is impossible without information.

-> Zerofootprint :: About

Il senso — la ragione di fondo — per la quale le società umane tollerano e sostengono le imprese sta nella loro capacità di creare i beni e i servizi di cui le persone hanno bisogno ad un costo accessibile.

-> Domande giuste - via tumblr

le aziende (come la società) non esistono. Esistono solo le persone, che fanno e vivono nelle aziende. Un’azienda in cui le persone non pensano è un’azienda destinata a subire inconsapevolmente i cambiamenti. Un’azienda di persone libere (e quindi pensanti) avrà una vita molto più complicata: ma una vera vita

-> Questo sono io - Antonio Tombolini - via tumblr

E chiuderei con questo ottimo sunto del principio economico che tanto crediamo inattaccabile e sicuro:

Secondo Adam Smith, un gruppo ottiene il massimo risultato quando ogni componente del gruppo fa ciò che è meglio per sé stesso: “l’ambizione individuale serve al bene comune“, e di conseguenza “il risultato migliore si ottiene quando ogni componente del gruppo fa ciò che è meglio per sé”.
L’intuizione di Nash, lo porterà a formulare un risultato più completo: “il risultato migliore si ottiene quando ogni componente del gruppo fa ciò che è meglio per sé e per il gruppo, secondo la teoria delle dinamiche dominanti

-> Equilibrio di Nash -Wikipedia - via tumblr

Insomma, una delle cose che ammiro e che intuisco del Semantic Web e’ proprio questa: l’utilizzo efficiente degli agenti software e delle macchine in generale per fare le cose che possono fare, e lasciare il tempo a noi di pensare alle cose davvero importanti…

Non per nulla il W3C ha come motto: “Leading the Web to Its Full Potential…

Cosi’possiamo tornare a vivere la nostra vita :)

Un piccolo sfogo, ma ne avevo bisogno…

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Matteo Brunati

Attivista Open Data prima, studioso di Civic Hacking e dell’importanza del ruolo delle comunità in seguito, vengo dalle scienze dell’informazione, dove ho scoperto il Software libero e l’Open Source, il Semantic Web e la filosofia che guida lo sviluppo degli standard del World Wide Web e ne sono rimasto affascinato.
Il lavoro (dal 2018 in poi) mi ha portato ad occuparmi di Legal Tech, di Cyber Security e di Compliance, ambiti fortemente connessi l’uno all’altro e decisamente sfidanti.


Compliance Specialist SpazioDati
Appassionato #CivicHackingIT


Trento