Oggi inizio a raccontare un’esperienza che sto facendo nel facilitare e nel promuovere una ridistribuzione del valore che si crea nel corso dei processi di partecipazione urbana.
Un luogo di contaminazione interdisciplinare davvero tosto, sfidante per moltissimi punti di vista.

Tutto nasce a fine anno, a cavallo del Natale ( praticamente alla vigilia se devo dirla tutta ), a livello operativo.
Ma è una storia vecchia, una contaminazione che mi aveva davvero catturato un anno e rotti fa:
-> Open Data e progettazione urbana partecipata: crowdsourcing locale integrabile nel globale, thanks to Fram_menti

Avevo scritto delle cose belle, bellissime, che ora riesco a realizzare. Già questo è stupendo, ed elettrizzante.
Il progetto che sto seguendo fa riferimento a due distinte collaborazioni tra processi partecipativi ed il luogo digitale: si chiama E tu cosa ci vedi?.
Ho iniziato un piccolo, piccolissimo racconto spiegando cosa vogliamo fare, quando era iniziata l’esperienza con Venezia.

C’è l’idea di aumentare la realtà, facilitando l’integrazione con il luogo digitale, e re-inventando il processo partecipativo urbano, frutto delle discipline dell’architettura e dell’urbanistica. Ma c’è anche la volontà di aiutare a creare il bene comune del racconto dell’ecosistema in cui viviamo. Rilasciando ove possibile i dati grezzi raccolti secondo i paradigmi dell’Open Data, ed integrandoli con quei mondi di senso che sono di tutti, e quindi anche nostri, come le mappe create dall’intelligenza collettiva di OpenStreetMap.

Uno storytelling condiviso di quello che emerge nel corso dei processi partecipativi sul nostro territorio. Con tutte le problematiche connesse, l’idea è di fare una partenza semplice, less in more in molti casi.
Vogliamo condividere tutto, prima come dati in Open Data, e poi come metodologia e condivisione del processo in corso. ( poi ovviamente magari qualcosa in versione Linked Data ci scappa, ma intanto… )
L’uno o l’altro aspetto da soli fanno fatica a stare in piedi. Il dato senza la storia con cui è stato creato dice e dirà sempre poco, e soprattutto in maniera parziale. Il processo senza dati, è di fatto una teoria impossibile da valutare e impossibile da raccontare.
In più abbiamo molte volte dei processi talmente ingarbugliati, e inefficienti, che un pizzico di apertura di dati non serve molto: ma sono convinto che questo passo sia simile alla goccia d’acqua che col tempo, molto tempo magari, riesce a spaccare la roccia.

Domani ci sarà una delle cose più interdisciplinari che si potranno mai fare per un’esperienza territoriale: la passeggiata urbana, nata dal confronto con la cittadinanza locale su Vicenza, in quel del quartiere San Pio X. ( se vorrete seguire le attività del quartiere, il luogo principe per i cittadini è la pagina facebook )
Saranno sperimentate la raccolta live di segnalazioni sul quartiere, da parte del pubblico, e la condivisione live dei dati attraverso il sito di Etucosacivedi ed una mappa che raccoglie tutto. Una sintesi poi, con altri dati, sarà raccolta ed integrata in un aggregatore in fase di aggiornamento:
-> Aggregatore dei contenuti emersi in E tu cosa ci vedi nel quartiere San Pio X di Vicenza

Ovviamente la partecipazione attiva a livello digitale sarà solo uno dei canali possibili, veicolati da noi in loco ma poi aperte a contributi in crowdsourcing a seconda di quello che saremo in grado di chiedere, successivamente. Di certo domani non sarà la forma più presente di interazione con la popolazione, immagino.
Mi vedo più un abilitatore di connessioni tra mondi e storie, più che un mero veicolo di tecnologie.
Useremo anche la tecnica dei Walking Papers tipica di OpenStreetMap, probabilmente.

Anche in forma di realtà aumentata, ( tramite l’iconcina in alto a destra della mappa ) ma soprattutto in chiave di Open Data: grazie a mappe di questo tipo le segnalazioni sono esportabili in KML, GeoRSS, ed altri formati utili a creare ecosistemi informativi aperti, dal basso.
E mentre vengono fatte! ( vedremo che dati integrare di quelli inseriti online dal portale dati.veneto.it e dal sistema WMS regionale del Veneto )

Nelle prossime settimane e nei prossimi giorni ne parleremo ancora, in ogni caso: perchè è qualcosa che rende un po’ più esplicito l’ecosistema che tanto si cerca di abilitare, anche a livello degli Open Data ( ne parla Napo, che ringrazio per la segnalazione dello splendido plugin per la realizzazione delle mappe, e Pietro Blu Giandonato nel blog collettivo degli Stati Generali dell’Innovazione )

Democrazia aumentata, con la progettazione urbana collegata, grazie alle nuvole ed alle comunità come OpenStreetMap ed alle comunità Open Source.

Beni comuni che aiutano la gestione del bene comune più alto che è l’ecosistema in cui viviamo, sia esso il territorio o sia lo Stato in quanto apparato che deleghiamo per la sua gestione.