In questi mesi sto scrivendo meno frequentemente perchè sto lavorando a diverse cose dietro le quinte, e perchè, come qualcuno fa notare, divulgare va bene, ma serve anche mettere in pratica quello che si cerca di trasmettere. Per cui inizio da un mio workshop che farò, grazie ad IWA, a SMAU Milano il 23 ottobre alle 16.30:
-> Data Web Marketing: il marketing nell’era del Web evoluto
Una descrizione più corretta è presente nel blog di IWA, nel post che rilancia proprio questo intervento:

Si parla tanto di nuovo marketing, e di Web2.0, di social media e di nuove frontiere della comunicazioni tra comunità di pari, social network e simili. Le persone insomma sono sempre più consapevoli del Web sociale, ed il marketing ne sta prendendo sempre più atto, cambiando forma e natura.

Nel medesimo istante il Web come piattaforma evolve ulteriormente.

Arrivano infatti le prime forme e le prime applicazioni del Web evoluto, chiamato in diversi modi: Semantic Web, Linked Data o magari Web3.0. Un nome non dice poi molto: l’importante è capire che è possibile automatizzare molte cose che oggi sono le persone a dover fare, e che questi automatismi rendono il dialogo tra programmi, ed agenti automatici distribuiti, prima possibile e poi gestibile a livelli mai visti prima. Nel 2008 Simone Onofri ha lanciato il tema del Semarketing, come sinergia tra tecnologia innovativa e marketing: le cose sono progredite pian piano, ed oggi qualcuno nel mondo ha già iniziato a parlare di Data Web Marketing. E’ un settore da esplorare con scenari da rendere palesi, e con ruoli che necessitano di formazioni sempre più ibride e liquide.

Scopo di questo intervento è di iniziarne appunto l’esplorazione, partendo da questa riflessione: quante sono le azioni che facciamo comunemente nel mondo tradizionale che rientrano poi in azioni collegate al marketing di qualche azienda? Quanti di quei dati donati alle aziende dai singoli individui sono il racconto di quello che facciamo? In Rete forse il modo con cui l’individuo interagisce e crea dati utili al marketing stanno iniziando a seguire flussi diversi, grazie alle nuove tecnologie del Web, flussi che saranno sempre più maggiormente in mano all’individuo piuttosto che alle aziende.

Con conseguenze nuove ed inaspettate per tutte le parti in gioco.
Proviamo a squarciare un po’ di velo su quello che sta accadendo per poterci muovere in tempo.

Il tema è sul confine tra diverse discipline, e verrà trattato in modo assolutamente non tecnico. Per chi non fosse presente a SMAU, conto comunque di preparare una presentazione su tali argomenti anche in versione estesa, in modo da facilitare anche quelli non presenti.
L’obiettivo è di vedere se con una platea per lo più lontana dai temi delle evoluzioni tecnologiche del Web ( Semantic Web e Linked Data in primis ), sia possibile trasmettere gli scenari di applicazione già oggi possibili a questi livelli. In particolare su come il Web stia davvero spostando potere, ed il fine del marketing stesso, cambiandolo profondamente. Solo se ne diventiamo pienamente coscienti pero’. Il tema verrà trattato anche per quello che sta trasformando Metafora dall’interno: questo sarà proprio il terreno dove rifocalizzerà la sua dimensione, tra le altre cose. Il percorso da Metafora AD Network a Metafora, infatti, è in atto.
-> Da Metafora AD Network a Metafora

Parliamone, spunti e domande dove volete

Ho creato un evento su Facebook, se ci sono cose che si vorrebbero vedere o che debbano essere spiegate, cerchero’ di inserirle ove possibile.
-> Evento via Facebook - Data Web Marketing: il marketing nell’era del Web evoluto
C’è anche un backchannel attivo per dubbi, domande o altro, se non si ha voglia di essere loggati o si ha poco tempo, e voglia di dire la propria, anche per suggerire materiali oscuri:
-> Backchannel via Onelinr - DataWebMarketing

Ad un post successivo, quello che sto preparando al VeneziaCamp per sabato 24 ottobre…

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Avviso: questo è un post lunghetto, e parla di quello che sta accadendo a cavallo dell’economia della conoscenza e della voglia della Rete di raccontarsi nel cambiamento in atto. Della crisi di modelli mentali di approccio al lavoro, e di eretici digitali. Di manifesti e di voglia di trasparenza, di etica, di nuovi racconti più vicini alla gente, ben oltre le tradizionali ideologie di massa e per la massa. In cui non so davvero chi si riconosca più. Un primo tentativo di fornire un quadro d’insieme di elementi successi negli ultimi mesi. Nessuna fretta quindi nel leggerlo. E magari un po’ caotico: spunti sui punti oscuri ben accetti, ovviamente.
Questi i punti chiave toccati:

  • Manifesti ed Eretici digitali: un confronto costruttivo
  • Manifesti, manifesti e manifesti: ne nascono tanti, o sbaglio?
  • Spunti dall’offline di contaminazione digitale
  • Perchè serve stare attenti a quello che accade tra economia e conoscenza
  • Segnali di scontri: le eresie si ampliano forse
  • Spunti sulle tecnologie a supporto dei manifesti, per scombinare un po’ di carte nel mazzo

Manifesti ed Eretici digitali: un confronto costruttivo

Partiamo.
Era febbraio quando Luca De biase ha scritto questo bellissimo post sull’economia della disattenzione:
-> Ecologia della disattenzione

Se vogliamo davvero capirci qualcosa, anche di cosa sta accedendo a livello mediatico in questo 2009 in Italia, ne consiglio la lettura. E’ altrettanto lungo, ma fondamentale, e ne prendo in particolare un passaggio:

Nell’economia della conoscenza, il valore si concentra nello sfuggente territorio delle idee: informazione, immagine, senso… Si compra, si produce, si desidera il significato che si legge nei prodotti molto più di quanto non si compri, non si produca e non si desideri la materia della quale quei prodotti sono fatti.

Nella scienza economica, questa trasformazione ridefinisce il perimetro di indagine: si ricuce lo strappo positivista, per esempio suggerito dall’opera di Lionel Robbins, che aveva imposto di escludere dalla ricerca il tema della compatibilità e della comprensione dei fini, obbligando gli studiosi a concentrarsi solo sulla questione della scelta e della moltiplicazione infinita dei mezzi. Questa nuova consapevolezza abbatte le vecchie barriere che separavano l’economia dalle altre scienze sociali, dalla psicologia all’antropologia, dalla storia alla geografia. Perché se il valore è nel senso generato da chi produce e riconosciuto da chi acquista, allora, teoricamente, il baricento della questione economica si sposta dal mondo del capitale a quello della persona. E alla dinamica della competizione si affianca, profondamente, la dinamica della collaborazione.

Le conseguenze sono concettualmente rilevantissime. La smaterializzazione dell’economia post-industriale e l’avvento dell’economia della conoscenza implicano una grande trasformazione nelle forme della proprietà, dell’organizzazione produttiva, del rapporto tra pubblico e privato. Cambiano il concetto di scarsità, che non si applica più soltanto ai mezzi, ma anche alle molteplici dimensioni della relazione umana: fiducia, attenzione, comprensione. Il prezzo si determina tanto nella conversazione quanto nella contrattazione. L’elaborazione di una visione diviene la questione strategica dell’azienda, il laboratorio di ricerca - con l’incertezza dei suoi risultati - entra a far parte integrante del processo produttivo, la tecnologia cessa di essere il limite del possibile per trasformarsi nel suo costante superamento. Il design diventa progettazione e racconto, i media diventano distribuzione e conversazione, gli autori diventano generatori di valore e di motivi di connessione tra le persone. I fruitori e i produttori tendono in molti casi a coincidere. E la complessità prende il posto della linearità: perché nella smaterializzazione della produzione, la cultura diventa il luogo dell’economia, molto più di quanto non lo sia la fabbrica, il mercato o l’ufficio.
[…]
La strategia tradizionale dell’economia industriale prevedeva che un messaggio dovesse essere colto dal target cui era rivolto. Per ottenere questo risultato, si cercava di ottenere l’attenzione delle persone e le si «colpiva» con il messaggio che avrebbe dovuto indurre a comportamenti coerenti con gli obiettivi dei produttori del messaggio stesso. Oggi, appare evidente, che molti comportamenti dei consumatori possono essere invece indirizzati anche con una strategia opposta. Come insegnano le ricerche di Daniel Kahneman e altri, i comportamenti sono molto più spesso dettati dall’intuizione che dal ragionamento. E poiché il ragionamento richiede molta più attenzione dell’intuizione, se ne può trarre la conseguenza che la disattenzione può essere una condizione ideale per favorire certi comportamenti consumisti. Al limite si può supporre che proprio facendo leva sull’information overload, e anzi alimentando la sovrabbondanza di messaggi con ogni genere di mezzo, si può ottenere un risultato piuttosto efficace dal punto di vista della comunicazione. Quando si agisce per intuizione, in effetti, si sceglie in base alla prima idea che viene in mente. Se un’idea, un messaggio, viene ripetuto in modo molto insistente attraverso molti mezzi e in modo coordinato, tende a diventare, per molte persone, appunto, «la prima idea che viene in mente». E ad essa si tende a ricorrere tanto più spesso quanto più si vive in una condizione generale di information overload e dunque di disattenzione, che sfavorisce il ragionamento e favorisce l’intuizione.

La sensazione di incertezza generale che deriva dalla sovrabbondanza di messaggi, intesa sia come moltiplicazione quantitativa delle informazioni sia come mancanza di un racconto sintetico che aiuti a interpretarne l’insieme, che può portare all’inazione, dunque a comportamenti depressi e orientati a ridurre i consumi di fronte all’ansia della scelta, può essere dunque calmierata da una strategia fondata sulla ripetizione di messaggi semplici capaci di installarsi nelle menti e indurre a comportamenti stereotipati, basati sull’intuizione che emerge nella disattenzione. Il rischio di questa strategia è quello di lanciare un’escalation di messaggi ripetuti che a loro volta moltiplicano gli effetti dell’information overload. Si può parlare a questo punto di inquinamento dell’ecosistema dell’informazione.

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Nel weekend a cavallo del 31 maggio e della festività del 2 giugno, ho preso l’occasione di andare a farmi una giornata e mezza al Festival dell’economia di Trento, edizione 2009. Un evento poco famoso in Rete e assai poco pubblicizzato, ma certamente di spessore, dato il tema di quest’anno: Identità e crisi globale. Tratto dall’editoriale della presentazione ufficiale:

Siamo maggiormente disposti ad aiutare gli altri e a farci aiutare, siamo contenti di farlo, quando possiamo scegliere con chi condividere queste esperienze. Siamo anche disposti a perdere se lo facciamo con i nostri amici. E’ una scelta di identità e di valori comuni al tempo stesso. In alcuni casi non siamo noi a scegliere (non scegliamo i genitori, né il paese di nascita, la classe anagrafica e nemmeno i compagni di classe) ma possiamo sempre dare più o meno peso a queste identità. Il fatto è che possiamo appartenere a diverse comunità, avere diverse identità al tempo stesso, da indossare e valorizzare a seconda di cosa stiamo facendo. Possiamo essere della classe 1960 oppure della classe Prima B, oppure tifosi del Torino oppure padani, italiani o europei, a seconda di quali valori vogliamo condividere. Basta vedere le pagine personali di Facebook per capire come le persone tengano a dichiarare a tutti gli altri utenti l’appartenenza ai diversi gruppi del social network, dalla religione, allo schieramento politico ai personaggi che amano e in cui si identificano. Una volta il voto era un segreto da condividere con pochi fidati amici. Oggi molti lo scrivono sul loro sito di Facebook. La rete permette di poter definire la propria identità rispetto ad una scala mondiale.

Insomma, visto che molte volte mi concentro sulla parte tecnica futura che gestirà al meglio le problematiche dell’identità, il tema era al confine tra filosofia, economia e tecnologia, e mi ha attratto assai. In Rete purtroppo se ne è parlato davvero poco, qualche link che ha citato l’evento:
-> Festival economia: le reticenze
-> Trento si prepara per quattro Giorni di economia internazionale: quali scenari ci attendono in futuro?
-> Talenti da coltivare
-> Felicità condizionata. Festival di Trento
-> Identità dei talenti: tra innovazione e cervelli in fuga

Mi ero messo nella saccoccia due interventi da seguire, ed uno da trovare poi in streaming se ci fossi riuscito, quello del sabato mattina che ho saltato e rivisto poi:
-> Giampaolo Fabris e Diego Della Valle - LA COSTRUZIONE DEL BRAND - ( ne parlero’ su Metafora.it )
-> Luca De Biase e Irene Tinagli - L’IDENTITA’ DEI TALENTI: TRA INNOVAZIONE E CERVELLI IN FUGA a cura Centro OCSE LEED per lo Sviluppo Locale
-> Luca Cattoi, Paolo Iabichino e Claudio Maffei - IDENTITA’ FA RIMA CON PUBBLICITA’? a cura Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Trento quindi l’ Invertising ( anche di questo si parlerà nel blog di Metafora nei prossimi giorni )

Ho notato una specie di filo conduttore, che ho iniziato a cogliere tra le righe, a partire dal post su SMAU Padova.

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Matteo Brunati

Sono un appassionato di tutto quello che ha relazione con la Rete, specie al confine tra tecnologia e società. Open Data e Linked Data sono nuovi livelli di un bene comune digitale, oggi riusabile come se fosse un Lego.
La società dei dati, anche con l’hype dei Big Data, mi affascina: ma serve maggiore riflessione condivisa.


Community Manager @ SpazioDati, su Dandelion API e Atoka.


Trento